L'arma dell'Iran oltre il nucleare: il controllo degli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb, la sfida e i rischi della chiusura

Il 4 luglio Dmitry Medvedev è tornato da Teheran a Mosca su un aereo di Stato russo. Attuale vicepresidente del Consiglio di sicurezza costituito dal Cremlino, già presidente durante un interludio fra il 2008 e il 2012 al potere di Vladimir Putin, Medvedev era stato inviato in Iran il giorno prima per guidare la delegazione di Mosca ai funerali dell’ayatollah Ali Khamenei.Nel volo di ritorno, il dirigente russo ha pronunciato poche frasi che lasciavano capire quanto fosse precario l’equilibrio raggiunto fra Teheran e Washington attorno a Hormuz. (Corriere della Sera)

Se ne è parlato anche su altri media

Il prezzo del petrolio si mantiene ancora sotto gli 80 dollari nonostante il traffico nello stretto di Hormuz sia di nuovo alla paralisi. Ma prende forza l’ipotesi di un pedaggio che potrebbe nuovamente infiammare le quotazioni del Brent, un’incertezza che si innesta in un quadro in cui i prezzi alla pompa sono già risaliti, non più mitigati dallo sconto sulle accise. (Milano Finanza)

Donald Trump precisa però che Teheran avrebbe chiesto di proseguire con i negoziati. E lui ha risposto dando il proprio assenso, ma senza più rispettare il cessate il fuoco già violato più volte negli scorsi giorni e che doveva servire per promuovere i negoziati fino a metà agosto. (RSI)

L'Iran mantiene un forte controllo sullo stretto di Hormuz, utilizzandolo come leva geopolitica contro gli Stati Uniti. Le tensioni militari e i lanci di missili creano instabilità e rischiano di bloccare il traffico nell'area. (RaiPlay)

Lo stretto di Hormuz e Trump

L’Iran chiude lo Stretto di Hormuz. Le Guardie rivoluzionarie, dopo un colpo d’avvertimento verso una nave che stava seguendo una rotta non autorizzata, annunciano la chiusura del tratto di mare. Nel comunicato diffuso attraverso l’agenzia Tasnim, la marina dei pasdaran ha puntato il dito contro “l’interferenza esterna di potenze straniere” che si sarebbe manifestata attraverso i tentativi, compiuti da diverse navi, di attraversare lo Stretto secondo “rotte non autorizzate”. (OglioPoNews)

Teheran ha fatto dello Stretto il cuore della sua deterrenza e non intende rinunciarvi: il suo controllo è ritenuto la sola carta capace di garantire la sicurezza del paese e la continuità del regime. Ribadirlo, con o senza la “collaborazione” dell’ambiguo Oman – premuto dagli Usa perché faccia transitare le navi nelle sue acque – imponendo un pedaggio o, secondo l’eufemismo “diplomatese” usato per renderlo più digeribile, un «contributo per i servizi», significa esplicitare che il transito, dunque l’andamento dell’economia mondiale, dipende dall’Iran. (Domani)

Nei rapporti internazionali perè impugnare gli impegni è più complicato. D’altronde, anche le cronache immobiliari di New York sono piene di contratti che le aziende di Trump hanno impugnato in giudizio per 40 anni per non pagare il dovuto. (Italpress)