Sciopero scuola 20 aprile, Unicobas e Saese in piazza contro il governo
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Redazione Interno
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Lunedì 20 aprile 2026, il comparto dell’istruzione si ferma. Unicobas Scuola-Università e Saese (Sindacato Autonomo Europeo Scuola ed Ecologia) hanno proclamato uno sciopero nazionale per l’intera giornata, un’astensione che coinvolge docenti e personale Ata (amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici). L’avviso è stato ufficialmente comunicato anche dal ministero dell’Istruzione e del Merito, mentre davanti alla sua sede in viale Trastevere, a Roma, è prevista una manifestazione dalle 9 alle 14. Si preannuncia una settimana ad alta intensità di mobilitazioni – con probabili ripercussioni anche sui trasporti – e quella di oggi rappresenta la prima, significativa, astensione in un calendario che ne conta almeno cinque in poco più di un mese.
Le rivendicazioni: stipendi, edilizia scolastica e il “no” alla riforma
A spingere i sindacati alla protesta è un fronte ampio di criticità, a partire dalla questione salariale. Il rinnovo contrattuale, firmato il primo aprile, viene giudicato insufficiente: gli aumenti, poco più di cento euro netti al mese per i docenti e meno di novanta per il personale Ata, non consentirebbero un reale recupero del potere d’acquisto eroso dall’inflazione. A questo si aggiunge la denuncia di una “visione aziendalista” del sistema scolastico, contro cui Unicobas si scaglia con particolare durezza. Tra le proposte giudicate inaccettabili c’è anche quella relativa alla riforma dei tecnici, che secondo il sindacato determinerebbe un abbassamento delle ore e dei giorni di lezione, subordinando pericolosamente la scuola agli interessi delle aziende.
Non mancano, poi, le critiche alla ex ministra Daniela Santanchè – sebbene ormai non ricopra più quell’incarico – riguardo all’ipotesi di ridurre di dieci giorni le vacanze estive degli insegnanti, riorganizzando il calendario su base regionale. Una proposta che Unicobas definisce “inaccettabile”, chiedendo invece investimenti strutturali sull’edilizia scolastica e sulla sicurezza degli edifici, molti dei quali non risponderebbero agli standard normativi. Il segretario nazionale Stefano d’Errico, spiegando le ragioni della mobilitazione, ha ribadito la necessità di mandare “un segnale chiaro al ministro Valditara e all’intero Governo”, oltre a chiedere una riduzione delle spese militari per dirottare fondi su scuola, sanità e casa.
L’onda lunga degli scioperi: un maggio caldo per le famiglie
La protesta del 20 aprile, in realtà, è solo l’apripista di un periodo di forte tensione. Il calendario degli scioperi previsti per maggio, che spaziano dalle agitazioni di categoria agli scioperi generali, coinvolgerà a vario Titolo dirigenti scolastici, insegnanti e personale Ata. Per molti genitori, insomma, si prospettano settimane complicate: la difficoltà nell’organizzazione quotidiana rischia di diventare un problema concreto in famiglia, nei giorni in cui sono previste le astensioni dal lavoro. Se la protesta odierna è indetta da due sigle, l’aria che si respira è quella di un malessere diffuso che attraversa trasversalmente i diversi comparti del pubblico impiego.
Cronaca di un presidio: il caso Pacinotti – Archimede e l’adesione Cgil
Mentre a livello nazionale si consuma la vertenza con il governo, a Roma la protesta assume i contorni di un conflitto locale aspro. Di fronte all’istituto Pacinotti – Archimede, in via Montaione 15, centinaia di persone tra studenti, genitori, docenti e personale Ata hanno partecipato al presidio organizzato dalla Cgil. Lo sciopero, indetto dal sindacato il 15 aprile, ha fatto registrare secondo i primi dati un’adesione di circa il 40% tra i docenti. Una partecipazione alta, spiega la Flc Cgil, che nasce da una frattura ormai evidente con la dirigenza scolastica: si denunciano ritardi nei pagamenti, la mancata attivazione di corsi di sicurezza, e una gestione opaca dei progetti didattici.
“Le ragioni della nostra mobilitazione non sono slogan, ma fatti”, ha dichiarato un rappresentante del sindacato, sottolineando come lo sciopero rappresenti l’ultimo tentativo per ottenere il ripristino di relazioni sindacali corrette e una gestione equilibrata dell’istituzione. Nonostante le pressioni subite (il sindacato ha denunciato persino l’arrivo di una lettera anonima firmata dai “docenti non allineati”), la protesta ha retto. E mentre gli organizzatori si aspettano che la dirigenza riveda le proprie scelte, la macchina degli scioperi – quella nazionale e quella locale – continua a correre, alimentata da uno stipendio che non basta più e da un sistema che, per molti, sembra aver bisogno di una nuova direzione.




