La Turchia è campione d'Europa, Santarelli batte l'Italia al tie-break e si prende la rivincita del Mondiale
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Redazione Sport
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La bolgia del Sinan Erdem Sports Hall di Istanbul ha fatto da cornice a una finale europea che resterà a lungo nella memoria. La Turchia ha conquistato il titolo continentale per la seconda volta consecutiva, imponendosi sull'Italia con il punteggio di 3-2 (16-25, 25-22, 12-25, 25-21, 15-10). Un successo che vale doppio per Daniele Santarelli, il tecnico originario di Foligno che ha così archiviato la delusione per la finale mondiale persa un anno fa a Bangkok contro le stesse avversarie.
Il viaggio magico del Re Mida
Per Santarelli, classe 1981, si tratta dell'ennesimo alloro di una carriera costellata di successi. L'allenatore dell'Imoco Conegliano, che in Turchia ha portato con sé parte del suo staff di fiducia come il vicentino Marco Greco e la fisioterapista Ilenia Marin, ha definito l'esperienza un "viaggio magico", sottolineando come la vittoria rappresenti solo un'altra tappa di un'avventura che intende continuare a vivere ai massimi livelli.
L'ex giocatore, che aveva iniziato la sua carriera sui campi di Foligno senza mai raggiungere la Serie A, ha costruito un palmarès da capo allenatore che conta otto scudetti, sette Coppe Italia, sette Supercoppe, tre Mondiali per Club e tre Champions League, oltre ai due Europei e al Mondiale vinto con la Serbia nel 2022.
La lezione di Velasco e l'argento che non è un fallimento
Dal canto suo, Julio Velasco ha dovuto incassare la sconfitta dopo una partita che ha visto l'Italia partire fortissimo, vincendo il primo set con un perentorio 25-16, per poi cedere il passo a una Turchia cresciuta nel corso del match. Il commissario tecnico dell'Italvolley femminile, che aveva appena conquistato un argento pesantissimo, ha subito respinto ogni tentativo di leggere il risultato come un insuccesso, pronunciando una frase destinata a diventare un manifesto: "Il secondo non è il primo dei perdenti".
Velasco ha rivendicato l'orgoglio per un gruppo che non ha mai mollato, sottolineando come la squadra abbia mostrato carattere anche nei momenti di difficoltà, in un ambiente reso ostile da quasi diciottomila spettatori.
La cultura della sconfitta e il processo a Velasco
Non è mancata, come prevedibile, la reazione di una parte del pubblico e dei media italiani, pronti a processare il tecnico argentino nonostante un percorso che include l'oro olimpico e quello mondiale. Velasco ha puntato il dito contro una "brutta abitudine" della cultura sportiva italiana, quella per cui "quando si vince va tutto bene e quando si perde va tutto male".
Il doppio cambio nel secondo set, la gestione di Paola Egonu, lo spostamento di ruolo di Ekaterina Antropova: ogni scelta tecnica è diventata materia di dibattito, come se una finale persa al tie-break potesse cancellare anni di lavoro e di trionfi. L'allenatore ha ribadito che i problemi tecnici si possono correggere, ma molto più difficile sarebbe cambiare l'atteggiamento di una squadra che non si arrende e non ha paura.
Il modello Conegliano e la qualificazione olimpica
La vittoria della Turchia porta con sé anche il biglietto diretto per i Giochi Olimpici di Los Angeles 2028, un traguardo che Santarelli ha ammesso di non aver nemmeno considerato durante il torneo, concentrato com'era esclusivamente sul trofeo. Il tecnico umbro, che non ha nascosto il suo orgoglio per il lavoro svolto, ha spiegato come il suo modello di gioco, affinato negli anni alla guida della Prosecco Doc Imoco, sia esportabile e funzioni anche con atlete di altre nazionalità, purché si abbia la capacità di adattarlo alle caratteristiche delle singole giocatrici.
Una filosofia che ha trovato piena applicazione anche nella finale di Istanbul, dove le scelte di formazione e i cambi tattici si sono rivelati decisivi per ribaltare l'inerzia di un match che sembrava ormai compromesso.
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