Calderini: «L’Omnibus? Isteria politica che apre una crepa nell’identità europea»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La proposta della Commissione europea di semplificare le norme sulla rendicontazione di impatto, la diligenza dovuta e la tassonomia verde attraverso il cosiddetto Pacchetto Omnibus ha scatenato un dibattito acceso, che va ben oltre i confini delle istituzioni comunitarie. Secondo Mario Calderini, ordinario del Politecnico di Milano e fondatore del centro di ricerca Tiresia, si tratta di un’operazione che rischia di alimentare un’isteria politica, minando ulteriormente un’identità europea già fragile. «L’Omnibus», ha dichiarato durante un’intervista per il podcast ProdurreBene, «è un tentativo di rispondere a pressioni esterne, ma rischia di aprire una crepa profonda nel tessuto comunitario, già messo a dura prova da tensioni economiche e sociali».
Il nodo centrale del dibattito ruota attorno al rapporto tra competitività e sostenibilità, due pilastri che, secondo molti osservatori, non sempre riescono a coesistere. Il Pacchetto Omnibus, che cita ampiamente il Rapporto Draghi, sembra privilegiare la prima a discapito della seconda, sollevando non poche perplessità tra gli esperti. Calderini, pur riconoscendo la necessità di aggiornare le politiche europee alla luce dei cambiamenti globali, mette in guardia contro il rischio di un approccio troppo pragmatico, che potrebbe compromettere gli obiettivi di lungo periodo fissati dal Green Deal. «La semplificazione», ha sottolineato, «non deve diventare un alibi per ridurre gli standard ambientali e sociali, che sono parte integrante del progetto europeo».
D’altra parte, c’è chi vede nell’Omnibus un passo nella giusta direzione. Come Wolfgang Viktor Stahl, esperto di politiche industriali, che ha definito il Clean Industrial Deal – uno dei pilastri del pacchetto – «un’opportunità per rilanciare la competitività europea senza rinunciare del tutto alla sostenibilità». Stahl, tuttavia, ammette che il percorso è ancora lungo e che molto dipenderà da come le nuove norme verranno implementate a livello nazionale.
Intanto, l’Organismo Italiano di Contabilità (OIC) ha accolto con favore la proposta della Commissione, definendola «un primo passo importante verso la semplificazione delle norme di sostenibilità». In un comunicato stampa del 28 febbraio 2025, l’OIC ha sottolineato la necessità di ridurre gli oneri burocratici per le imprese, senza però compromettere la trasparenza e l’affidabilità dei dati. Un equilibrio delicato, che richiederà un’attenta regia da parte delle istituzioni europee e nazionali.
Nel frattempo, il dibattito sul futuro del Green Deal continua a dividere gli esperti. Fabrizio Maronta, in un recente articolo, ha parlato di «cronaca di una morte annunciata», riferendosi alla politica ambientale europea, che secondo lui è nata sotto una cattiva stella e ha peggiorato le cose con un approccio troppo ideologico. «La realtà globale», ha affermato Teresa Ribera, vicepresidente della Commissione europea, «si è evoluta, e noi dobbiamo valutare cosa aggiornare». Una presa di posizione che riflette la complessità di un contesto in cui le priorità economiche e geopolitiche rischiano di mettere in secondo piano quelle ambientali.




