Il ritmo come catarsi collettiva: dalla Grecia antica alla Street Parade di Zurigo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Può sembrare paradossale, eppure il bisogno umano di perdersi in un ritmo collettivo, di abbandonarsi al suono fino a diventare un'unica, pulsante entità, affonda le radici in un passato lontanissimo. Non è un fenomeno moderno, né una moda passeggera, ma una costante antropologica che attraversa i secoli; basti pensare ai culti dionisiaci dell'antica Grecia, dove la musica, suonata con l'aulos (uno strumento a fiato dal suono potente e penetrante), insieme a tamburi e percussioni, rappresentava il cuore pulsante di processioni e danze collettive.

In quelle celebrazioni, a cui partecipavano sia uomini che donne – e questo è un dato notevole se si considera che gran parte della vita religiosa pubblica era appannaggio maschile – il vino scorreva certo copioso, ma era la musica a fare da vero e proprio collante sociale, capace di sciogliere le gerarchie e unire i partecipanti in un'esperienza che oggi definiremmo di pura catarsi emotiva.

E se allora il contesto era sacro e la finalità era quella di entrare in contatto con il divino, oggi quel medesimo impulso primordiale si manifesta in forme laiche e apparentemente distanti, ma che con quel passato remoto condividono un'intensità sorprendente.

La piazza come tempio moderno: il fenomeno Street Parade

Un esempio contemporaneo di questa antica tendenza è la Street Parade di Zurigo, giunta quest'anno alla sua 33esima edizione e che ha trasformato le rive del lago in un immenso dancefloor a cielo aperto. Centinaia di migliaia di persone si sono date appuntamento nella città svizzera, approfittando di una meteo perfettamente estiva, con cielo azzurro e temperature che hanno superato abbondantemente i trenta gradi; il corteo dei celebri carri musicali, le cosiddette Love Mobiles, ha preso il via puntualmente alle 14.00, dando il via a una maratona di suoni e luci che ha invaso ogni angolo del lungolago. In questo contesto, il ritmo elettronico e la musica techno svolgono la medesima funzione che un tempo avevano i canti corali e il frastuono dei tamburi: creare uno stato di trance collettiva, un'energia condivisa che annulla le differenze individuali e trasforma la folla in un organismo unico.

È interessante notare come, al pari dei riti dionisiaci, anche qui l'abbandono al ritmo sia favorito da un'atmosfera di sospensione delle regole sociali ordinarie, dove ci si può esprimere liberamente senza timore di giudizio, in una sorta di parentesi temporale dove l'individuo si fonde con la massa.

La sfida del caldo e la risposta degli organizzatori

Le condizioni climatiche di questa edizione hanno rappresentato una sfida non da poco, considerando che i termometri hanno toccato picchi di 33 gradi; il caldo torrido, se da un lato ha reso l'esperienza ancora più fisica e totalizzante, dall'altro ha spinto gli organizzatori a mettere in campo misure straordinarie per garantire la sicurezza dei partecipanti.

Lungo il percorso, che si snoda per circa due chilometri costeggiando le acque del lago, sono state installate due enormi docce pubbliche, vere e proprie oasi rinfrescanti che hanno attirato decine di migliaia di persone, le quali si sono alternate sotto i getti d'acqua per trovare un po' di sollievo.

Questo accorgimento, unito alla distribuzione gratuita di bicchieri d'acqua da parte di volontari, si è rivelato fondamentale per prevenire i temuti colpi di calore, un rischio sempre in agguato quando si uniscono temperature elevate, sforzo fisico e, talvolta, il consumo di bevande diverse dall'acqua che possono aggravare la disidratazione. Non è un caso che la stessa acqua, elemento simbolico e vitale, sia diventata la protagonista silenziosa di questa edizione, contrapponendosi idealmente al fuoco del sole e all'energia scatenata dalla musica.

Strategie di sopravvivenza e ritualità nella folla

Per affrontare la canicola, i raver non si sono affidati solo alle docce pubbliche, ma hanno messo in atto un vero e proprio arsenale di stratagemmi; pistole ad acqua di ogni forma e colore, nebulizzatori portatili e bibite fresche sono diventati gli accessori immancabili del look estivo, trasformando la lotta contro il caldo in un gioco collettivo che ha contribuito a creare un'atmosfera ancora più leggera e partecipe.

La folla, munita di questi strumenti, si è divertita a spruzzare getti d'acqua contro i vicini, generando una sorta di rituale condiviso che ha spezzato la monotonia fisica della temperatura e ha favorito momenti di interazione spontanea.

È affascinante osservare come, anche in questo dettaglio apparentemente banale, si rifletta quella dimensione comunitaria che è alla base dell'intero evento; la musica fornisce il sottofondo, il ritmo scandisce i movimenti, ma sono i piccoli gesti quotidiani, come condividere un sorso d'acqua o bagnarsi a vicenda, a costruire quel tessuto relazionale che rende la Street Parade molto più di un semplice concerto all'aperto.

Il dato finale, con centinaia di migliaia di presenze che hanno gremito le rive del lago, conferma il successo di una formula che, anno dopo anno, riesce a rinnovarsi pur restando fedele al suo spirito originario: celebrare la vita, la musica e la libertà di esprimersi, anche quando il sole picchia duro e l'unico vero nemico sembra essere il caldo.

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