Guerra Usa-Iran, settima notte di raid americani. Teheran sospende il memorandum e allarga gli attacchi nel Golfo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La settima notte consecutiva di attacchi americani sul territorio iraniano, e l'immediata reazione di Teheran che risponde colpendo gli interessi statunitensi nei Paesi limitrofi, segnano la fine di ogni parvenza di tregua, mentre la comunità internazionale osserva impotente lo scivolare verso un conflitto totale che rischia di travolgere l'intero scacchiere del Medio Oriente.

La settima ondata dei raid del Centcom, obiettivi nel sud e infrastrutture strategiche

Il Comando Centrale degli Stati Uniti, il Centcom, ha annunciato di aver completato la settima notte consecutiva di operazioni militari contro l'Iran, colpendo con aerei da caccia, droni e navi da guerra una serie di obiettivi strategici. Nel mirino, come reso noto dallo stesso comando attraverso i propri canali ufficiali, sono finiti siti di sorveglianza, infrastrutture logistiche militari, depositi sotterranei di armi e risorse navali, nel tentativo di indebolire ulteriormente le capacità belliche di Teheran e di mantenere la pressione su più fronti.

L'offensiva, che ha visto impiegate oltre 50.000 unità militari statunitensi attualmente operative in tutto il Medio Oriente, ha esteso il proprio raggio d'azione anche a infrastrutture civili e strategiche: secondo l'agenzia di stampa iraniana IRNA, gli attacchi notturni hanno preso di mira alcuni ponti nella città portuale di Bandar Khamir, causando sette vittime e nove feriti, mentre altre fonti hanno riferito di raid che hanno colpito la torre di controllo marittima di Chabahar e l'area di Bushehr, sede dell'unica centrale nucleare civile del Paese.

L'Iran risponde sospendendo il memorandum e colpendo le basi Usa nel Golfo

La risposta di Teheran non si è fatta attendere, articolandosi su un doppio binario fatto di azioni militari e dichiarazioni politiche di rottura. Sul fronte diplomatico, il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha annunciato che l'Iran ha interrotto i propri impegni previsti dal memorandum d'intesa firmato a Islamabad con gli Stati Uniti, un accordo che solo poche settimane prima sembrava aver aperto uno spiraglio per una tregua e che era stato siglato dai presidenti dei due Paesi.

«Stavamo negoziando, ma gli americani hanno violato completamente il memorandum con le loro mosse aggressive», ha dichiarato Gharibabadi all'agenzia di stampa Tasnim, aggiungendo che al momento non ci sono notizie di colloqui e che la politica attuale dell'Iran è quella di difendere fermamente il Paese.

Parallelamente, sul terreno militare, le forze armate iraniane hanno rivendicato attacchi con droni contro obiettivi statunitensi in Bahrein e Kuwait, dove sono state colpite basi militari e infrastrutture logistiche, allargando il conflitto a un'area che coinvolge direttamente gli alleati di Washington nella regione.

La condanna della Guida Suprema e la crisi di credibilità dell'accordo

A suggellare la definitiva rottura dell'intesa è intervenuta la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei, che in una dichiarazione scritta ha attaccato duramente il presidente americano Donald Trump, definendo la sua firma sul memorandum d'intesa «completamente priva di valore e di credibilità».

Khamenei, nel suo messaggio ripreso dalle agenzie di stampa, ha accusato gli Stati Uniti di bullismo e ambizioni egemoniche, affermando che le ripetute violazioni del «Grande Satana» hanno rivelato il vero volto dell'America, mettendo in guardia Washington sul fatto che la nazione iraniana e l'Asse della Resistenza hanno in serbo per il nemico «lezioni indimenticabili».

Le dichiarazioni della Guida Suprema, che succedette al padre Ali Khamenei dopo la sua scomparsa, rappresentano un ulteriore irrigidimento della posizione iraniana e chiudono di fatto ogni spiraglio a un ritorno al tavolo delle trattative, mentre il ministro della Sanità iraniano ha reso noto un bilancio complessivo di oltre 500 feriti e 50 morti a causa degli attacchi statunitensi.

La crisi di Hormuz e il rischio di un conflitto regionale allargato

L'escalation militare, che aveva preso le mosse proprio dallo Stretto di Hormuz, ha riportato al centro della crisi la questione della libertà di navigazione in uno dei punti nevralgici del commercio petrolifero mondiale.

A seguito degli attacchi americani, l'Iran ha infatti intensificato le sue minacce e i suoi attacchi contro il traffico marittimo e le infrastrutture regionali, mentre il Bahrein ha denunciato di essere stato preso di mira con missili balistici e droni, un attacco che il ministero degli Esteri locale ha definito una pericolosa escalation e una minaccia per tutti gli Stati del Consiglio di cooperazione del Golfo.

Nel frattempo, la Russia sembra guardare con interesse alla crisi: stando a quanto riferito da una fonte iraniana all'agenzia Tass, il primo contatto internazionale della Guida Suprema Khamenei potrebbe essere proprio una conversazione telefonica o un incontro con il presidente russo Vladimir Putin, segno di un riposizionamento di Teheran che guarda a Mosca come a un alleato strategico in un momento di massima tensione con Washington.

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