Sciopero generale del 9 marzo, un lunedí di stop tra scuola, sanità e raccolta rifiuti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La mobilitazione che attraversa l’Italia nella giornata di lunedí 9 marzo, indetta per il giorno successivo alla Giornata internazionale della donna, si presenta come una protesta articolata e composita, capace di coinvolgere, seppur con intensità e adesioni differenziate, una molteplicità di settori cruciali per il funzionamento quotidiano del Paese. Non ci si trova dinanzi a un fronte compatto e monolitico, ma piuttosto a un intreccio di astensioni dal lavoro proclamate da sigle sindacali diverse, le quali, pur convergendo sulla data, declinano le proprie ragioni con accenti e obiettivi non del tutto sovrapponibili: se da un lato la Flc Cgil ha proclamato uno sciopero generale dell’intera giornata per il personale di scuola, università, ricerca, formazione professionale e scuole non statali, dall’altro la Slai Cobas ha esteso la propria protesta a ogni ambito produttivo, includendo il pubblico impiego, le realtà private e il settore cooperativo, con l’intenzione dichiarata di fermare a macchia d’olio anche la logistica e i servizi essenziali.

La partecipazione del mondo dei trasporti, in particolare, rispecchia questa frammentazione sindacale: mentre organizzazioni come Usi e Usb hanno precisato che il comparto non rientra nella loro iniziativa, garantendo di fatto la regolarità di treni, bus e metropolitane per quanto di loro competenza, l’agitazione proclamata dalla Slai Cobas potrebbe comunque determinare disagi e rallentamenti, specialmente in alcune realtà locali, imponendo ai viaggiatori di verificare le corse garantite e il rispetto delle fasce di garanzia previste dalla legge. Parallelamente, un impatto tangibile si registrerà sui servizi ambientali e di igiene urbana: il Gruppo Hera, multiutility che opera in diverse regioni, ha comunicato ufficialmente la possibilità di disservizi nello svolgimento di tutte le sue prestazioni, dalla raccolta rifiuti allo sportello al pubblico, fatta salva, come per legge, l’erogazione dei soli pronto intervento e delle prestazioni minime inderogabili, che verranno comunque assicurati alla popolazione.

Sanità e Vigili del Fuoco, i settori nevralgici coinvolti nell’astensione

Il comparto sanitario si appresta a vivere una giornata complessa, con possibili ripercussioni sull’erogazione di prestazioni e servizi non urgenti. L’astensione dal lavoro, proclamata da sigle come Slai Cobas, Usb e Usi 1912, coinvolgerà trasversalmente diverse figure professionali: dagli infermieri agli operatori sociosanitari, dai tecnici di laboratorio fino alla dirigenza medica, sanitaria e amministrativa, con l’obiettivo di mettere in luce, anche in questo ambito, rivendicazioni che intrecciano le condizioni lavorative con temi sociali più ampi. Le aziende sanitarie, come nel caso di Biella, hanno già diramato comunicazioni per informare l’utenza che le prestazioni prive di carattere d’urgenza potrebbero subire ritardi o essere rimandate, mentre le attività legate all’emergenza-urgenza e ai servizi essenziali verranno garantite secondo i piani organizzativi approntati per far fronte all’agitazione.

Uno degli elementi di novità e di rilievo di questa tornata di scioperi è rappresentato dall’inclusione del nazionale dei Vigili del Fuoco. Sebbene per il mese di marzo sia prevista un’ulteriore mobilitazione specifica il giorno 19, anche l’astensione generale del 9 marzo vedrà la partecipazione del personale del soccorso tecnico, come confermato da comunicazioni ufficiali di istituti scolastici e aziende sanitarie che hanno ricevuto indicazioni in merito. Ciò significa che, nonostante la garanzia dei servizi minimi essenziali che non verranno mai meno in un corpo come quello dei Vigili del Fuoco, l’intera macchina organizzativa si muoverà in regime di sciopero, con possibili rallentamenti nelle attività amministrative e non strettamente legate all’emergenza indifferibile.

Le radici profonde della protesta tra diritti delle donne e contestazione politica

La scelta della data, il 9 marzo, non è ovviamente casuale e colloca l’intera mobilitazione sotto il simbolico ombrello della Giornata internazionale dei diritti delle donne. Le motivazioni addotte dalle sigle promotori, in particolare dalla Flc Cgil, travalicano i confini della mera rivendicazione contrattuale per abbracciare un terreno squisitamente politico e culturale: si contesta, con durezza, quella che viene definita una “deriva autoritaria” del governo e una recrudescenza di una cultura maschilista e patriarcale, i cui effetti si manifesterebbero nel persistente divario salariale, nella precarizzazione del lavoro femminile e in iniziative legislative ritenute lesive dell’autodeterminazione. Nel mirino delle organizzazioni sindacali è finito in particolare il disegno di legge sulla violenza sessuale, accusato di spostare l’attenzione dal consenso della donna al dissenso, complicando di fatto il riconoscimento giudiziale della violenza e imponendo alle vittime un ulteriore carico probatorio.

Questa cornice di protesta, che fonde le istanze del lavoro con quelle dei diritti civili, si tradurrà in diverse iniziative pubbliche sul territorio. A Bologna, per citare un esempio significativo, sono previsti cortei e manifestazioni che scandiranno l’intera giornata: al mattino il personale della scuola e gli studenti si raduneranno davanti all’Ufficio scolastico regionale, mentre nel pomeriggio sarà la volta del corteo di “Non una di meno”, con partenza da piazza Maggiore, a testimoniare come la mobilitazione sindacale si intrecci e si sovrapponga con le pratiche dei movimenti femministi e transfemministi della penisola. L’astensione dal lavoro si configura, in questa prospettiva, non come fine ultimo ma come strumento collettivo per riportare al centro del dibattito pubblico questioni di uguaglianza sostanziale e di dignità sociale.

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