Nations Championship, l’Italia crolla a Perth: 57-10 dall’Australia, Lamaro: “Non impariamo dal passato”
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Redazione Sport
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La prima fase del Nations Championship 2026 si è chiusa nel peggiore dei modi per l’Italia. Al termine di un tour che aveva già regalato poche soddisfazioni, la Nazionale di Gonzalo Quesada – assente per squalifica – ha subito a Perth una pesantissima sconfitta per mano dell’Australia, con il punteggio finale di 57 a 10. Un passivo che non lascia spazio a interpretazioni e che condanna gli Azzurri all'ultimo posto nel girone dell'Emisfero Nord, con zero punti all'attivo.
La partita, di fatto, è scivolata via già nel primo tempo, quando i Wallabies hanno letteralmente travolto la difesa italiana mettendo a segno sei mete e chiudendo avanti 38-5. Una prestazione opaca, la terza sconfitta consecutiva in questo torneo, che fa seguito ai ko contro Giappone e Nuova Zelanda e che lascia strascichi amari nello spogliatoio azzurro.
La difesa cede, l’attacco non punge
A Perth, il copione è stato fin troppo simile a quello già visto nelle uscite precedenti: una partenza sprint degli avversari, una reazione timida e poi il crollo. L’Australia ha impiegato solo cinque minuti per andare in meta con Josh Canham, poi diventato il mattatore della serata con tre mete personali, un record per un seconda linea dei Wallabies. La difesa italiana, come ha ammesso lo stesso capitano Michele Lamaro, ha mostrato troppi buchi. “Penso che abbiamo avuto tanti problemi in difesa e in diverse zone del campo”, ha dichiarato il capitano a fine partita.
A ogni tentativo di adattamento, gli avversari trovavano il varco giusto, e la mancanza di fisicità al contatto ha reso vano qualsiasi tentativo di arginare l'ondata australiana. Se da un lato la mischia e la touche hanno retto a tratti, dall’altro la circolazione di palla è stata lenta e prevedibile, non riuscendo mai a mettere in difficoltà una difesa australiana che, al contrario, concedeva pochissimo.
Il rosso a Riccioni e la frustrazione di una squadra in difficoltà
Sul finale, l’amarezza si è trasformata in frustrazione, culminata nell’episodio che ha portato all'espulsione del pilone Marco Riccioni, già uscito per cambio e poi entrato in una mischia a bordo campo venendo espulso. Un gesto che Lamaro ha letto come il sintomo di un malessere più profondo. “Se quello che prepari fuori poi non riesci a portarlo in campo allora il lavoro precedente rimane fine a sé stesso – ha spiegato il capitano – Questa discrepanza ha generato la frustrazione che si è vista in quell’episodio”.
Più che la sconfitta in sé, a pesare è l’incapacità di essere consistenti, un limite che Lamaro ha definito strutturale. “Dopo un Sei Nazioni dove abbiamo fatto vedere tante cose buone, il rischio era quello di incappare in un tour estivo complicato”, ha proseguito, aggiungendo un’amara riflessione: “Purtroppo non sempre riusciamo ad imparare dal nostro passato”.
Il bilancio di un tour estivo da dimenticare
Il tour estivo dell’Italia si chiude con un bilancio di tre sconfitte in tre partite, e con la consapevolezza di aver raccolto meno di quanto si potesse sperare. La partita contro gli All Blacks aveva regalato un primo tempo incoraggiante, ma poi la solita debacle fisica nella ripresa. Contro il Giappone, invece, era mancata la lucidità per vincere una partita che sembrava alla portata. In questo contesto, la partita contro l’Australia era l’ultima occasione per riscattare un “Nations Championship mediocre”, come l’aveva definita lo stesso Lamaro alla vigilia.
Così non è stato, anzi, la prestazione di Perth è probabilmente stata la peggiore dell’era Quesada, che ha dovuto seguire la gara da lontano a causa della squalifica per le critiche all’arbitraggio nel match con la Nuova Zelanda. Gli Azzurri torneranno in campo a novembre per la seconda fase del torneo, ma il percorso per risollevarsi appare già in salita.




