Portici, angoscia per la scomparsa di Suamy Rispoli: la sedicenne non fa ritorno dalla scuola
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Redazione Interno
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Sono giorni di angoscia, scanditi da ricerche e interrogativi senza risposta, quelli che stanno vivendo i residenti di Portici per la scomparsa di Suamy Rispoli, la ragazza di sedici anni della quale si sono perse le tracce dal pomeriggio di martedì 2 dicembre. La giovane, che frequenta regolarmente il liceo, aveva seguito le lezioni come ogni altro giorno, ma dopo le ore 14:30 il suo telefono cellulare è diventato improvvisamente irraggiungibile, dando il via a una sequenza di eventi tanto drammatici quanto, al momento, privi di uno sbocco chiaro. L’allontanamento dalla casa famiglia che la ospitava – una struttura nella quale era stata inserita da gennaio, a seguito di un provvedimento del Tribunale per i minorenni che aveva sospeso la potestà genitoriale alla madre – è stato immediatamente denunciato alle autorità dalla direttrice, sebbene la notizia abbia cominciato a circolare pubblicamente solo dopo l’appello disperato lanciato sui social network dalla donna.
L’appello della madre e il messaggio agli amici
A rompere il silenzio sui fatti, dunque, è stata Jole Masilici, la madre quarantaquattrenne della ragazza, la quale, nonostante la sospensione dei diritti genitoriali decretata all’inizio dell’anno a causa di accertate problematiche familiari, ha diffuso un accorato messaggio per sollecitare notizie sulla figlia. “Ho paura sia successo qualcosa”, ha dichiarato la donna, originaria del quartiere napoletano di Secondigliano, evidenziando uno stato d’animo condiviso da quanti stanno seguendo la vicenda. Un elemento, tra gli altri, contribuisce ad accrescere la preoccupazione: secondo quanto ricostruito, il giorno successivo alla sparizione, Suamy avrebbe inviato un breve messaggio a un’amica, contenente una frase tanto laconica quanto inquietante: “Non mi cercate”. Una comunicazione che, se da un lato attesta uno stato di temporanea capacità di contatto, dall’altro non fa che infittire il mistero sulle reali intenzioni della sedicenne e sulle circostanze in cui versa.
Le indagini in corso e il contesto giudiziario
Le indagini dei carabinieri, a cui fu presentata la denuncia di allontanamento nella stessa giornata del 2 dicembre, procedono ora su binari molteplici, analizzando ogni possibile movimento della ragazza dopo l’uscita dall’istituto scolastico. Gli investigatori, com’è consuetudine in casi del genere, stanno verificando le ultime comunicazioni telefoniche, controllando le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona e ascoltando le testimonianze di compagni di scuola, educatori e conoscenti, nel tentativo di ricostruire il più minuzioso percorso cronologico. Il quadro complessivo non può prescindere, peraltro, dalla particolare situazione giuridica in cui versava Suamy, affidata a una struttura protetta dopo che l’autorità giudiziaria minorile aveva ritenuto necessario nominarle un tutore legale, intervento che di per sé delinea un contesto familiare delicato e che costituisce un tassello fondamentale per le indagini.
La vita sospesa di una sedicenne
La vita di Suamy Rispoli, in queste ore, appare sospesa in un limbo di incertezza che trascende la semplice cronaca di un allontanamento. La sua assenza, che si protrae ormai da quattro giorni, lascia dietro di sé non solo il vuoto di una stanza nella casa famiglia, ma anche una serie di domande cruciali sulla protezione dei minori in affidamento e sulle dinamiche che possono portare un’adolescente a svanire nel nulla dopo una mattinata di normale routine scolastica. Le forze dell’ordine proseguono le loro attività investigative, concentrandosi sui fatti concreti e sulle poche, frammentarie informazioni a disposizione, mentre intorno al caso cresce un silenzio carico di attesa, rotto solo dal flebile eco di un messaggio che invita a non essere cercati e dall’eco, sempre più forte, di un appello materno che chiede solo di ritrovare una figlia.




