L’avvocato Messina, massone in sonno, arrestato per i legami con il clan di Messina Denaro
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Redazione Interno
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Palermo – La latitanza di Matteo Messina Denaro, che per trent’anni ha eluso la cattura grazie a una fitta rete di complicità, torna sotto i riflettori con l’arresto dell’avvocato Antonio Messina, 79 anni, definito dai inquirenti un “fratello in sonno” della massoneria deviata. I carabinieri del Ros lo hanno prelevato all’alba nella sua abitazione, eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal tribunale di Palermo su richiesta della Dda. L’accusa è di aver gestito, in concorso con altri, i proventi delle attività illecite del clan di Campobello di Mazara, garantendo sostentamento economico al boss, che nelle intercettazioni lo chiamava con lo pseudonimo di Solimano.
Quella di Messina – già noto alle cronache come figura di riferimento nell’ambiente massomafioso trapanese – non è una novità assoluta. Da anni il suo nome circola nelle indagini sulla protezione del latitante, e il suo ruolo, secondo gli investigatori, sarebbe stato cruciale nel mantenere i contatti tra Cosa Nostra e settori occulti del potere. Originario di Campobello ma con residenze anche a Bologna, l’avvocato è accusato di aver fatto da tramite per il riciclaggio di denaro sporco, muovendo capitali attraverso una fitta trama di prestanome e attività commerciali.
L’operazione odierna si inserisce in un contesto già esplorato dalla magistratura, che dopo la cattura del boss nel gennaio 2023 ha continuato a smantellare il sistema di protezione costruito attorno a lui. Tra i punti chiave dell’inchiesta c’è proprio il legame con logge massoniche deviate, sospettate di aver offerto coperture e relazioni privilegiate. Sebbene Messina, iscritto in passato a una loggia palermitana, risultasse formalmente “in sonno” – ovvero inattivo – le indagini rivelerebbero un suo coinvolgimento continuativo in attività illecite.
Gli inquirenti, analizzando flussi finanziari e comunicazioni, hanno ricostruito un sistema in cui l’avvocato avrebbe agito da intermediario, garantendo l’afflusso di risorse al clan. Le perquisizioni hanno portato al sequestro di documenti contabili e appunti che, secondo gli investigatori, confermerebbero transazioni occulte. Non è la prima volta che la massoneria finisce nel mirino: già in altre inchieste, come quella su Michele Aiello – l’imprenditore arrestato nel 2018 per favoreggiamento – erano emersi legami tra affiliati e cosche.




