Festività e aperture, la mappa dei supermercati per il primo maggio tra chi osserva la ricorrenza e chi resta in servizio

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non esiste, nemmeno quest’anno, una regola unica per orientarsi tra gli scaffali il giorno della Festa dei Lavoratori. Venerdì primo maggio, mentre una parte della grande distribuzione abbasserà le saracinesche per onorare la ricorrenza – una scelta, quest’ultima, che accomuna realtà come Coop ed Esselunga, le quali hanno confermato la chiusura totale dell’intera rete di vendita sul territorio nazionale – l’altra metà del settore si prepara a gestire la corsa agli acquisti dell’ultimo minuto, spesso con orari ridotti o modulati su quelli che solitamente vengono adottati durante le domeniche. A decidere il da farsi, va detto, non è un regolamento centrale ma l’autonomia dei singoli gestori o delle insegne, creando un mosaico di situazioni che cambia da regione a regione e, talvolta, persino da un quartiere all’altro.

Le grandi escluse e le catene che aprono (con moderazione)

Tra le assenze più rilevanti spicca proprio quella di Coop. Nonostante la capillarità dei suoi punti vendita, la cooperativa ha optato per una linea di rigore, lasciando vuoti gli spazi solitamente occupati dai banconi, una tendenza che coinvolge anche le principali reti associate come Coop Alleanza 3.0. A fare compagnia alla cooperativa, dall’altra parte della barricata, c’è Esselunga: la catena, fedele a una tradizione che la vede chiusa nelle principali festività nazionali, terrà abbassate le serrande senza eccezioni. Sul versante opposto, quello delle aperture selettive, si muovono giganti come Conad e Lidl. Se la prima lascia ampio margine di manovra ai singoli affiliazioni – molti dei quali resteranno operativi soprattutto durante la fascia mattutina (tipicamente dalle 8 alle 13) – la seconda garantisce un servizio diffuso ma non uniforme, con orari che oscillano tra le 7 e le 21 a seconda della località.

Orari ridotti e il caso specifico della Campania e della Sardegna

Il denominatore comune, per chi invece alza la saracinesca, è l’elasticità. Carrefour, ad esempio, si affida a una politica flessibile: nei formati più piccoli come gli “Express” si trova spesso personale in servizio, mentre i grandi ipermercati potrebbero osservare orari continuati ma comunque ridotti rispetto allo standard feriale, generalmente fino alle 20 o 21. Non mancano le eccezioni locali di rilievo. In Campania, come riportano le cronache locali, l’offerta sarà frammentata e affidata prevalentemente alle insegne del territorio, mentre in Sardegna il fattore determinante sarà la gestione autonoma degli imprenditori: negli stessi centri commerciali di Cagliari o Sassari si alterneranno negozi aperti e chiusi a pochi metri di distanza, con una prevalenza di aperture limitate alla sola mattina per chi aderisce a reti come Crai o Despar.

Chi resta chiuso e come muoversi tra le deroghe locali

Un discorso a parte merita Eurospin. La catena, contrariamente a quanto si potrebbe pensare per un discount, mostrerà un fronte maggioritario orientato alla chiusura, sebbene alcune deroghe locali possano mantenere aperti specifici punti vendita. Più lineari, invece, le decisioni di Aldi e Bennet: la prima ha optato per un’apertura su tutto il territorio seguendo l’orario festivo domenicale, mentre la seconda ha dichiarato operatività straordinaria mantenendo i turni continuati. Per il consumatore finale, l’unica bussola affidabile resta la verifica digitale. Considerata l’assenza di una linea guida nazionale, gli orari – che variano spesso anche tra due supermercati della stessa catena situati nella stessa provincia – sono consultabili esclusivamente sui portali ufficiali delle singole insegne o nelle rispettive applicazioni, dove i singoli punti vendita pubblicano i dettagli del turno festivo.

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