Greta Thunberg lascia il direttivo della Flotilla, Adinolfi: "Gelosie per la sua visibilità"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre la crisi umanitaria a Gaza si inasprisce sotto una pioggia di bombardamenti, un altro tipo di tempesta, seppur di natura ben diversa, sembra aver investito la Global Sumud Flotilla, la missione navale diretta verso la Striscia. L’attivista svedese Greta Thunberg, figura di spicco dell’iniziativa, ha infatti lasciato il suo ruolo all’interno del direttivo dell’organizzazione, un fatto confermato dalla repentina rimozione del suo nome dall’elenco ufficiale pubblicato sul sito web della Flotilla.

La ricostruzione delle motivazioni che hanno portato a questa improvvisa separazione appare, al momento, piuttosto contrastante. Secondo quanto riportato da alcune indiscrezioni raccolte a bordo e riprese da alcune testate, la decisione maturerebbe da un clima teso, caratterizzato da litigi e rivalità interne, dove il suo enorme protagonismo mediatico avrebbe generato non poche friazioni. Una versione dei fatti che trova un convinto sostenitore nel direttore de La Verità, Mario Adinolfi, il quale, senza mezzi termini, ha affermato che “Greta Thunberg era l'unica che finiva con la foto sui giornali” e che, per questo, alla Flotilla “hanno rosicato e l’hanno fatta fuori”, definendo l’accaduto un “processo sommario” e una “sentenza di silenziamento”.

Dall’altra parte, la stessa Thunberg avrebbe fornito una spiegazione diametralmente opposta, legata a una scelta etica e strategica. La giovane avrebbe infatti motivato il suo passo indietro con la volontà di non “rubare la scena” alla tragedia palestinese, osservando come si finisse per parlare “più della flottiglia che del genocidio in Palestina”. Un gesto, dunque, presentato non come una sconfitta ma come un atto di coerenza per riportare i riflettori sull’obiettivo primario della missione.

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