Attacco a Netanyahu, Hezbollah rivendica l'operazione

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'attacco israeliano era prevedibile, ma ciò che potrebbe accadere ora è meno scontato. Torna, come sempre, il timore della guerra totale che tutti, a parole, vogliono scongiurare ma nei fatti la rendono possibile. Al momento, però, gli indizi fanno pensare a una cautela dei protagonisti. L'IDF ha considerato chiusa l'operazione attorno alle 6 di sabato e lo ha dichiarato. Messaggio in chiaro rinforzato da quelli dietro le quinte trasmessi all'Iran usando mille canali.

Hezbollah ha rivendicato l'attacco contro Benjamin Netanyahu, denominato "Operazione Cesarea". Un drone, dopo un volo di 80 chilometri, ha colpito la finestra blindata della stanza da letto nella villa del premier, in quel momento deserta. "È stata un'operazione nostra, ce ne assumiamo piena responsabilità" ha dichiarato un portavoce degli Hezbollah, Mohammad Nabulsi.

Una guerra intestina e fratricida in Libano, dal quale i caschi blu di Unifil si sarebbero già ritirati sotto i colpi dell'esercito israeliano, con Hezbollah fortemente indebolito nelle sue strutture e nella sua presenza sul terreno e impegnato a guardarsi le spalle dal fuoco di altre forze libanesi, è lo scenario che sembrerebbe più favorire il governo israeliano.

Teheran, da parte sua, non vuole l'escalation. È unanime da parte di Teheran, sia sui media ufficiali che su altre fonti non alternative, la volontà di sottostimare l'attacco israeliano e di dichiarare come le capacità militari iraniane siano state in grado di gestirlo.

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