Il vino, consumato con moderazione, riduce il rischio di mortalità: lo conferma uno studio presentato all’American College of Cardiology

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Salute Redazione Salute   -   Non è solo una questione di piacere, quel sottile legame che unisce il vino alla tavola e, forse, alla longevità. Da anni la comunità scientifica cerca di dipanare il dubbio – apparentemente semplice, ma in realtà denso di implicazioni – se un consumo moderato di alcol possa effettivamente tradursi in un beneficio tangibile per la salute, oppure se, come suggeriscono alcune correnti di pensiero, anche una sola goccia rappresenti un fattore di rischio. A offrire un contributo decisivo in questo dibattito, destinato a infiammare non solo i salotti ma anche i più prestigiosi congressi di settore, arriva ora un nuovo studio destinato a far discutere. I suoi dati, che saranno presentati il 28 marzo a New Orleans in occasione dell’Annual Scientific Session dell’American College of Cardiology, delineano un quadro sorprendentemente netto: chi beve vino con regolarità, ma senza eccedere, presenta un rischio di mortalità significativamente inferiore rispetto a chi si astiene del tutto.

La ricerca, i cui dettagli sono stati anticipati sulle pagine dell’“European Heart Journal”, una delle pubblicazioni europee di riferimento in ambito cardiologico, mette nero su bianco una distinzione cruciale che spesso si perde nel dibattito generalista. Non tutti gli alcolici, insomma, sono uguali. Lo studio, condotto dai ricercatori dell’Istituto di Nutrizione e Salute dell’Università di Navarra in collaborazione con l’Hospital Clínic di Barcellona, si inserisce nel più ampio progetto “Unati” (University of Navarra Alumni Trialists Initiative), considerato finora il più grande studio mai realizzato a livello mondiale sul rapporto tra consumo di alcol e salute. L’analisi ha preso in esame abitudini e conseguenze a lungo termine, evidenziando come l’effetto sulla salute vari in modo sostanziale in base alla tipologia di bevanda scelta.

Vino, birra e superalcolici: uno studio rivela differenze sostanziali sul rischio cardiovascolare

Mentre l’elevato consumo di alcol viene da tempo associato a effetti dannosi per l’organismo – e su questo non vi è mai stata alcuna ambiguità –, a sorprendere sono i dati relativi a un consumo basso o moderato. In questa fascia, che corrisponde a quella che nel linguaggio comune viene definita “consumo sociale” o legato ai pasti, si aprono scenari molto diversi a seconda di cosa finisca nel bicchiere. Superalcolici, birra e sidro, secondo le rilevazioni, sono risultati legati a un rischio di mortalità più elevato. Il vino, al contrario, emerge come una netta eccezione: chi lo beve con moderazione, e nella cornice di uno stile di vita che spesso si accompagna alla Dieta Mediterranea, sembra godere di una sorta di effetto protettivo.

Bere vino con moderazione abbassa il rischio di morte cardiovascolare del 21%

I numeri, in questo caso, sono particolarmente eloquenti e offrono un argomento potente a favore di una certa tradizione enologica. I bevitori moderati di vino, spiega la ricerca destinata a essere presentata al congresso americano, hanno mostrato un rischio di morte per cause cardiovascolari inferiore del 21% rispetto ai non bevitori. Un dato, quest’ultimo, che contrasta nettamente con quanto emerso per le altre tipologie di alcol: un basso consumo di birra, sidro o superalcolici era infatti collegato a un rischio di mortalità superiore del 9%. La differenza sostanziale, quindi, non risiede tanto nella presenza di etanolo – comune a tutte le bevande – quanto piuttosto nella presenza di altre sostanze, verosimilmente i polifenoli e gli antiossidanti contenuti nel vino, capaci di modulare diversamente l’impatto sull’organismo.

Dalla Spagna agli Stati Uniti, la scienza torna a interrogarsi sul ruolo del vino nella dieta

Lo studio si inserisce in un filone di indagine che, da anni, vede in prima linea i ricercatori dell’Università di Navarra, realtà particolarmente sensibile al tema del rapporto tra alimentazione e salute. E arriva in un momento in cui, oltreoceano, il dibattito sul consumo di alcol è particolarmente acceso, con l’amministrazione di Donald Trump – rieletto alla presidenza degli Stati Uniti – che si trova a dover gestire linee guida alimentari sempre più discusse. La presentazione di questi dati il 28 marzo a New Orleans rappresenterà dunque un appuntamento chiave non solo per i cardiologi, ma per tutti coloro che si interrogano su come coniugare il piacere della tavola con il benessere. La ricerca, lungi dal dare un’imprimatur a qualsiasi consumo, ribadisce che la moderazione resta la chiave di volta: è il rapporto tra quantità, qualità della bevanda e contesto alimentare, suggeriscono i ricercatori, a fare la differenza tra un possibile toccasana e un rischio per la salute.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.