Foligno, la figlia accusa di aver strangolato il padre e simulato il decesso

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Claudio Bertini, 75 anni, è stato trovato morto nella sua abitazione a Foligno, in provincia di Perugia, in uno stato di avanzata decomposizione, tanto che il corpo appariva ormai mummificato. A chiamare il medico il 14 marzo scorso era stata la figlia, Scilla Bertini, 43 anni, sostenendo che il padre fosse deceduto la notte precedente. Una versione che, però, si è rivelata insostenibile dopo l’autopsia, la quale ha accertato che l’uomo era stato strangolato almeno un mese prima e che la morte non era avvenuta per cause naturali.

I carabinieri della Compagnia di Foligno, coordinati dal capitano Antonello Maria De Sanctis e su mandato della Procura di Spoleto, hanno quindi fermato la donna con l’accusa di omicidio aggravato. Le indagini, partite proprio dalla chiamata al medico curante, hanno rapidamente fatto emergere incongruenze nella ricostruzione fornita dalla figlia, portando gli investigatori a sospettare fin da subito di un delitto.

Quello che inizialmente poteva sembrare un decesso improvviso si è trasformato in una tragedia familiare dai contorni drammatici. Secondo una prima ricostruzione, la donna avrebbe soffocato il padre e poi abbandonato l’appartamento, mantenendo il silenzio per settimane prima di allertare le autorità. Le condizioni del corpo, rinvenuto in uno stato tale da far presupporre un lasso di tempo incompatibile con la dinamica raccontata, hanno reso inevitabile l’intervento della medicina legale, che ha confermato l’ipotesi dell’omicidio.

Scilla Bertini, disoccupata e convivente con la vittima, è stata portata in carcere. Le motivazioni che l’avrebbero spinta a compiere un gesto così estremo restano ancora da chiarire, anche se alcune fonti lasciano intendere che la relazione tra i due fosse conflittuale. Quello che è certo è che la simulazione del decesso recente, smentita dalle evidenze scientifiche, ha rappresentato un elemento decisivo per l’arresto.

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