Un luminare alla sanità veneta, Stefani presenta la squadra di governo
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Redazione Interno
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La nomina di Gino Gerosa a assessore alla Sanità della Regione Veneto, voluta dal presidente Alberto Stefani, rappresenta una scelta tecnica di altissimo profilo che suscita interrogativi, ma che il professore accoglie come una sfida naturale. «Effettivamente sì, i colleghi mi chiedono perché l’abbia fatto», ammette Gerosa, sottolineando come l’incarico gli sia stato offerto dal governatore e da lui interpretato come «un attestato di stima» verso la sua carriera. La sua esperienza, che lo ha visto protagonista di interventi pionieristici come il primo impianto italiano di cuore artificiale totale, è ora chiamata a tradursi in una visione amministrativa, la quale punta a superare i limiti strutturali tradizionali. Il luminare, che ha all’attivo centinaia di pubblicazioni scientifiche e dirige un reparto d’eccellenza, parla infatti di «ospedali liquidi» come frontiera futura, un concetto che va oltre la fisicità dei luoghi di cura, e indica nella telemedicina e nella riduzione delle liste d’attesa alcuni degli obiettivi concreti per modernizzare il sistema, pur nella consapevolezza che la sola fiscalità non basta a garantire una sanità universale e solida.
La composizione della giunta e i ruoli chiave
Stefani, nel presentare quella che definisce «una giunta di qualità», ha delineato un esecutivo composto da dieci assessori con diritto di voto e due figure delegate, puntando su un equilibrio di forze all’interno della coalizione. La squadra, formata da sette uomini e tre donne, vede una distribuzione degli incarichi che riflette il peso dei partiti: cinque membri, incluso il vicepresidente, provengono da Fratelli d’Italia, tre dalla Lega, uno da Forza Italia e un indipendente riconosciuto da tutto lo schieramento. Le due delegate della Lega, che preferiscono il Titolo maschile di “consiglieri delegati”, opereranno senza diritto di voto ma con specifiche competenze, in una formula che cerca di conciliare rappresentanza politica e specializzazione.
Le reazioni dal territorio per le deleghe “alte”
Tra le nomine che hanno generato particolare soddisfazione a livello locale c’è quella di Dario Bond, feltrino di 64 anni, alla guida dell’assessorato ad Agricoltura, politiche venatorie ed aree alte. La scelta, che va ben oltre una mera delega politica e tocca le sensibili dinamiche delle zone montane, è stata accolta con favore dagli amministratori del bellunese. Il presidente della Provincia e il sindaco hanno espresso pubblicamente il loro augurio di buon lavoro, evidenziando come Bond, conoscitore delle “terre alte”, sia ritenuto la figura adatta per portare avanti le istanze di un territorio che spesso avverte la distanza dai centri decisionali.
Sfide operative tra innovazione e gestione
Il compito che attende Gerosa, e l’intera giunta, si annuncia dunque complesso, dovendo coniugare l’innovazione medica con la gestione quotidiana di un servizio essenziale. L’idea di “ospedali liquidi”, se da un lato disegna un orizzante di sanità diffusa e meno legata agli edifici, dall’altro impone una riflessione sulle risorse e sull’organizzazione. L’assessore, abituato alle sfide in sala operatoria, dovrà misurarsi con temi altrettanto delicati, come l’efficientamento delle strutture esistenti e l’integrazione delle nuove tecnologie, in un contesto dove le attese dei cittadini sono elevate e le necessità di bilanciamento finanziario costanti. La sua presenza, in ogni caso, segna un tentativo di portare l’alta specializzazione direttamente dentro le stanze del governo regionale.




