La confessione agghiacciante di Alessandro Impagnatiello nel processo per il femminicidio di Giulia Tramontano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Alessandro Impagnatiello, il barman accusato di aver ucciso la sua fidanzata incinta di sette mesi, Giulia Tramontano, ha ricostruito i fatti in tribunale con un tono di voce calmo e pacato. Nonostante la gravità delle accuse, non ha mostrato segni di pentimento o dolore. Si è commosso solo quando ha parlato del suo rapporto con il padre.

Impagnatiello ha parlato di Giulia solo quando qualcuno l'ha menzionata. "Era la mia vita", ha dichiarato più volte. Tuttavia, non ha mai chiamato per nome la vittima. Ha ammesso di aver commesso il delitto e di aver occultato il cadavere, ma ha cercato di far credere che sia cambiato. "La persona che ero in quel periodo non è quella di oggi", ha affermato.

Impagnatiello ha raccontato che il giorno del delitto aveva pranzato con sua madre, con il cadavere di Giulia in auto. Ha descritto con freddezza come ha ucciso Giulia mentre lei stava cercando dei cerotti in un cassetto. "Le ho chiesto se aveva bisogno di aiuto, lei mi ha completamente ignorato. Allora ho preso un coltello da cucina e mi sono messo immobile dietro di lei, quando si è alzata l’ho colpita. Ho puntato al collo. Non so quante coltellate le ho dato, in tv hanno detto 37", ha detto.

Il processo per il femminicidio di Giulia Tramontano continua. Le parole di Impagnatiello in aula hanno suscitato rabbia e indignazione, soprattutto tra i familiari della vittima. La sorella di Giulia, Chiara, non è riuscita a trattenere le lacrime durante l'interrogatorio.

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