Tumori in aumento tra gli under 50: le sette forme più colpite

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Redazione Salute Redazione Salute   -   I tumori diagnosticati prima dei 50 anni sono in aumento in diversi Paesi, con una crescita significativa di sette forme di cancro in Inghilterra. A documentarlo è una nuova analisi internazionale del World Cancer Research Fund (WCRF), che ha esaminato l'andamento delle diagnosi oncologiche anche negli Stati Uniti e nei Paesi Bassi. Il fenomeno riguarda neoplasie tradizionalmente associate soprattutto all'età adulta avanzata e interessa sia uomini sia donne.

La ricerca, pubblicata il 6 ottobre 2026, prende in esame i dati raccolti tra il 2000 e il 2023, con un periodo di osservazione che per l'Inghilterra parte dal 2001. Gli studiosi hanno analizzato dodici categorie di neoplasie, confrontando il numero di nuovi casi e i tassi di incidenza, cioè la frequenza delle diagnosi rispetto alla popolazione. L'aumento riguarda quindi non soltanto il numero assoluto dei pazienti, ma anche la proporzione di persone colpite in determinate fasce di età. Un elemento importante, perché permette di distinguere almeno in parte la crescita delle diagnosi dagli effetti dei cambiamenti demografici.

Quali sono i sette tumori che aumentano prima dei 50 anni

Le forme tumorali per le quali l'analisi inglese ha individuato una crescita statisticamente significativa sono quelle della mammella, del colon-retto, del rene, del fegato, del pancreas, della prostata e dell'utero. Le differenze tra i sessi sono evidenti: nelle donne aumentano le diagnosi di carcinoma mammario e uterino, mentre negli uomini emerge soprattutto la crescita del tumore prostatico. Le neoplasie intestinali, renali, epatiche e pancreatiche mostrano invece incrementi in entrambi i gruppi. Si tratta di un elenco basato sull'andamento nel tempo, non di una classifica delle forme di cancro più frequenti in assoluto tra i giovani adulti.

Tra gli aumenti più marcati figura quello della prostata, la cui incidenza negli uomini inglesi più giovani è passata da 1 a 3,6 casi ogni 100mila abitanti. Anche il carcinoma colorettale presenta una progressione consistente: nella popolazione maschile il tasso è salito da 4 a 8,4 diagnosi per 100mila persone, mentre in quella femminile è passato da 3,8 a 8,3. Per il rene, i valori sono cresciuti da 1,9 a 3,6 negli uomini e da 1,2 a 2,3 nelle donne. Questi incrementi percentuali particolarmente elevati partono comunque da livelli iniziali relativamente bassi.

Il cancro della mammella presenta numeri assoluti decisamente superiori rispetto alle altre neoplasie considerate nella popolazione femminile giovane. Il tasso inglese è aumentato da 42 a 47,5 casi per 100mila donne e le diagnosi annuali sono passate da 6.886 a 8.507. Il carcinoma dell'utero ha registrato una crescita dell'incidenza da 1,8 a 3,9, mentre per il pancreas e il fegato gli aumenti risultano più contenuti in termini assoluti, ma comunque significativi nell'analisi statistica. Le dimensioni del fenomeno cambiano dunque sensibilmente secondo l'organo interessato.

Stati Uniti e Paesi Bassi: dove crescono le diagnosi

Il confronto internazionale mostra che la tendenza non è limitata al territorio britannico. Negli Stati Uniti sono stati identificati aumenti significativi per cinque categorie di tumore: mammella, colon-retto, rene, pancreas e utero. Nella popolazione femminile americana, per esempio, l'incidenza del carcinoma renale è salita da 1,9 a 4 casi ogni 100mila abitanti, mentre quella del tumore uterino è passata da 5 a 7,9. Anche le neoplasie pancreatiche hanno registrato una progressione, confermando che il fenomeno coinvolge organi differenti e non può essere ricondotto a una sola patologia.

Nei Paesi Bassi sono emersi incrementi per quattro tipologie: cervice uterina, intestino, rene e fegato. Per il carcinoma cervicale nelle donne, il tasso è passato da 6,3 a 9,3 casi ogni 100mila abitanti. La ricerca registra però anche andamenti opposti: il tumore polmonare mostra una diminuzione significativa in diverse popolazioni studiate, un risultato coerente con la riduzione del consumo di tabacco osservata nel corso degli ultimi decenni. La distribuzione geografica delle variazioni suggerisce che le cause non siano necessariamente identiche per tutte le neoplasie.

Obesità, alimentazione e diagnosi precoci: le possibili cause

Gli specialisti non hanno ancora individuato una spiegazione unica per l'aumento dei tumori a esordio precoce. Tra i fattori presi in considerazione figurano sovrappeso e obesità, sedentarietà, consumo di alcol, fumo e abitudini alimentari caratterizzate da un'elevata presenza di carni lavorate, bevande zuccherate e prodotti molto calorici, accompagnata da un apporto insufficiente di fibre. Sono comportamenti già associati a un maggior rischio di sviluppare alcune forme di cancro, ma la loro diffusione non basta a spiegare ogni cambiamento osservato. Il peso dei singoli fattori varia infatti in relazione alla patologia.

Un altro ambito di ricerca riguarda le esposizioni ambientali e le alterazioni del microbiota intestinale, l'insieme dei microrganismi presenti nell'apparato digerente. Gli scienziati stanno studiando il possibile ruolo degli inquinanti atmosferici, delle sostanze chimiche e delle microplastiche, oltre agli effetti dell'alimentazione e dell'impiego di antibiotici sulla flora batterica. L'obesità, inoltre, può favorire processi infiammatori cronici, resistenza all'insulina e modificazioni ormonali, condizioni biologiche associate allo sviluppo di alcune neoplasie. Questi meccanismi sono oggetto di approfondimento, senza che sia stata dimostrata una relazione causale generale con l'incremento registrato nelle generazioni più giovani.

Anche il miglioramento della capacità diagnostica contribuisce ai numeri. Una maggiore attenzione ai sintomi e il ricorso più frequente agli accertamenti specialistici permettono di identificare malattie che in passato potevano essere riconosciute più tardi. Secondo i ricercatori, tuttavia, la diffusione degli esami non spiega interamente gli incrementi, soprattutto per le neoplasie che mostrano anche una crescita della mortalità. Questo distingue il semplice aumento delle diagnosi dall'ipotesi di un cambiamento effettivo nell'incidenza della malattia.

Il dato va interpretato senza trasformarlo in un allarme generalizzato: il cancro continua a colpire prevalentemente le persone oltre i 50 anni e, nei Paesi sviluppati, l'età media o mediana alla diagnosi supera generalmente i 60. L'età rappresenta ancora uno dei principali fattori di rischio oncologico. L'analisi, inoltre, non dimostra che anticipare indiscriminatamente gli screening produca benefici per tutte le patologie studiate: la scelta delle fasce d'età da sottoporre ai controlli richiede valutazioni specifiche sui benefici, sui falsi positivi e sugli eventuali esami non necessari.

La ricerca sulle origini biologiche del fenomeno comprende anche progetti dedicati alle esposizioni nelle prime fasi della vita. Il WCRF finanzia uno studio sul rapporto tra alimentazione e carcinoma colorettale nei giovani adulti, basato sull'integrazione dei dati di oltre 25 studi di popolazione condotti nel mondo. Un altro progetto esamina l'eventuale associazione tra infezioni gravi contratte nell'infanzia e rischio oncologico nell'età adulta. Un ulteriore filone valuta gli effetti di programmi che combinano nutrizione, esercizio fisico, sonno e gestione dello stress dopo una diagnosi di cancro, anche attraverso dispositivi indossabili per monitorare l'attività quotidiana.

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