Le borse tengono il fiato, petrolio in discesa: l’accordo Usa-Iran che (forse) cambierà tutto
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Redazione Economia
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Milano si conferma positiva, anche se con cautela, mentre l’orologio dei mercati finanziari scandisce i minuti di attesa per quella che potrebbe diventare una svolta epocale: la bozza di un accordo tra Stati Uniti e Iran, capace, se sottoscritta, di chiudere – o quantomeno di gelare – un conflitto le cui ripercussioni si sono fatte sentire fin troppo a lungo lungo tutta la filiera energetica.
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Non è la prima volta, va detto, che le cronache dei negoziati tengono banco a Piazza Affari e oltreoceano, avendo già provocato nelle scorse settimane una serie di scossoni, alternando picchi di ottimismo a brusche frenate; eppure stavolta, a differenza delle precedenti avvisaglie, il coro delle diplomazie sembra aver trovato una melodia comune, o almeno spunti di armonia sufficienti a far precipitare il prezzo del greggio. milanofinanza +1
Il Brent, nella seduta del 29 maggio, viene scambiato a 93 dollari al barile, un livello che già racconta di aspettative ribassiste piuttosto marcate e che trova immediato riscontro nelle performance asiatiche: Tokyo, Seul e Taiwan volano tutte sopra il 2%, Sydney segue a ruota con un +1%, mentre Hong Kong si accontenta di un timido +0,35% e Shanghai, unica voce fuori dal coro, cede lo 0,4%. milanofinanza +1
L’effetto Hormuz e la tregua che spinge i listini europei
L’ago della bilancia, per chi segue i flussi petroliferi, è sempre quello: lo Stretto di Hormuz.
Una sua riapertura, fosse anche solo parziale o graduale, toglierebbe pressione immediata alle quotazioni dell’oro nero, un meccanismo di trasmissione che i mercati azionari, per solito, digeriscono piuttosto bene – a patto, beninteso, che il ribasso delle materie prime non nasconda il sintomo di una recessione.
E fin qui, a guardare i numeri, non sembra essere questo il caso. fxempire +1
A metà seduta i listoni del Vecchio Continente si riportano su livelli record, con il Ftse Mib di Milano che consolida un progresso dello 0,7%, spinto da un sentiment che i vertici della Casa Bianca hanno contribuito a rafforzare. milanofinanza +1
Donald Trump, infatti, ha parlato di una "finestra temporale stretta" per chiudere l’intesa, lasciando intendere che la partita si gioca adesso o mai più; il vicepresidente Jd Vance, dal canto suo, ha aggiunto dettagli non secondari, ammettendo che le parti "hanno fatto molti progressi" e sono "molto vicine", sebbene – ha precisato – "il traguardo" non sia stato ancora ufficialmente tagliato.
Si tratta, a tutti gli effetti, di una tregua in attesa di certificazione, ma la sua sola prospettiva ha già invertito la rotta delle aspettative. fxempire +1
Petrolio in caduta, i timori di una nuova crisi restano sullo sfondo
E qui si innesta la dinamica più classica dei mercati, quella per cui la fiducia uccide la paura e la paura fa lievitare i prezzi delle materie prime strategiche.
Con il cessate il fuoco che appare a portata di mano, i trader ridimensionano i premi al rischio che avevano incorporato nei futures energetici; ne consegue un alleggerimento della pressione speculativa, che si traduce in un greggio più economico e, di rimando, in un sollievo per le economie importatrici come quella italiana. fxempire +1
Attenzione, però: non mancano i segnali contrastanti, e chi ha memoria lunga ricorda bene come i negoziati con Teheran siano stati storicamente un percorso a ostacoli, costellato da brusche inversioni di marcia.
Tuttavia, l’attuale amministrazione americana – che ormai da più di un anno ha stabilizzato la propria azione internazionale – sembra intenzionata a chiudere il dossier, forse anche per sgravare il proprio bilancio da un fronte di spesa militare ormai insostenibile. milanofinanza +1
Il risultato, allo stato attuale, è una borsa di Milano che riavvicina i massimi, sostenuta dai titoli finanziari e industriali, mentre il comparto energy, comprensibilmente, accusa il colpo perdendo qualche punto percentuale. fxempire +1
Sviluppi giudiziari e inchieste: il nodo della trasparenza negli affari
Se il fronte geopolitico appare in via di soluzione, quello interno alla finanza italiana resta invece segnato da strascichi giudiziari che, sebbene non abbiano un impatto diretto sulle quotazioni di oggi, rappresentano un monito costante per gli operatori.
Senza scendere in dettagli macabri o voyeuristici, è doveroso ricordare come alcune inchieste recenti – quelle, per intenderci, che hanno riguardato i flussi finanziari opachi e i presunti giochetti di potere tra i palazzi romani – abbiano dimostrato quanto sia sottile il confine tra legalità e aggiramento delle regole. milanofinanza +1
La magistratura, da parte sua, continua a setacciare una mole impressionante di documenti acquisiti tramite rogatorie internazionali, rogatorie che spesso partono proprio da segnalazioni anomale legate ai mercati energetici.
Non è un caso, del resto, che proprio nei periodi di elevata volatilità del greggio si concentrino gli sforzi degli inquirenti: l’arbitraggio sulle materie prime, si sa, è da sempre terreno fertile per chi cerca di trarre profitto dall’incertezza, approfittando delle finestre temporali in cui i controlli risultano meno capillari. milanofinanza +1
Le indagini, al momento, procedono a ritmo serrato, con gli inquirenti che incrociano i dati delle comunicazioni diplomatiche – come quelle filtrate ieri sui negoziati di Hormuz – con i movimenti dei conti deposito a Vienna e Lussemburgo. L’attesa, insomma, non riguarda soltanto i bottoni del trading floor, ma anche le aule di giustizia. fxempire +1




