Sanremo 2026, il Festival tra tradizione e ipotesi di trasferimento
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Da settimane, il destino del Festival di Sanremo è al centro di un acceso dibattito, alimentato da una sentenza del Tar della Liguria che ha dichiarato illegittimo l’affidamento diretto della manifestazione alla Rai. Una decisione che, sebbene già oggetto di ricorso – la cui discussione è fissata per il 22 maggio prossimo –, ha riaperto il confronto sulla location della kermesse, con Torino pronta a candidarsi come alternativa.
Il sindaco della città piemontese, Stefano Lo Russo, non ha nascosto la disponibilità del capoluogo ad accogliere l’evento, puntando sul prestigioso teatro Regio come possibile sede. Una proposta che, seppur allettante, ha scatenato reazioni contrastanti. Tra queste, spicca quella della consigliera regionale Veronica Russo (FdI), che ha ribadito con fermezza come Sanremo e il Festival siano “un patrimonio nazionale, non una pedina da spostare a piacimento”.
Intanto, il Comune di Sanremo ha approvato una delibera per individuare un partner che organizzi e trasmetta in chiaro le edizioni 2026, 2027 e 2028, con la possibilità di prorogare l’accordo per ulteriori due anni. Una mossa che dimostra la volontà di non cedere facilmente il testimone, nonostante le pressioni esterne e le incertezze legali.
Il braccio di ferro tra la Rai e il Comune di Sanremo resta dunque in stallo, in attesa della pronuncia del Consiglio di Stato. Torino, dal canto suo, osserva con interesse, pronta a sfruttare ogni eventuale fallimento delle trattative. Tuttavia, il legame tra Sanremo e il Festival appare ancora solido, alimentato da una storia che ha trasformato la città ligure nella casa indiscussa della canzone italiana.




