I Simpson, un addio inatteso: dopo 30 anni il Duffman lascia Springfield
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La struttura narrativa di Springfield, per sua natura, tende a preservare un equilibrio immutabile, una sorta di perpetuo presente che permette ai suoi abitanti di non invecchiare e alle loro storie di ripetersi in un ciclo infinito. Eppure, anche in un universo così congegnato, accadono eventi che sanciscono una cesura, una piccola ma significativa frattura nella continuità di cui la serie si nutre. L'ultimo episodio della trentasettesima stagione, andato in onda negli Stati Uniti domenica scorsa, ha rappresentato proprio uno di questi momenti, segnando il ritiro ufficiale di Barry Duffman, il testimoniale in costume della birra Duff, la cui prima apparizione risale a quasi tre decenni fa.
Un'uscita di scena paradossale e silenziosa
La notizia, come spesso accade nella cittadina, arriva in modo indiretto, quasi incidentale, durante la trama dell'episodio "Seperance", che parodia il noto drama fantascientifico. È la famiglia Simpson stessa, durante una delle sue consuete avventure, a scoprire che la mascotte, famosa per il suo motto "Oh yeah" e per la sua carica iperbolica, è stata ritirata dal marketing della Duff. L'addio, pertanto, non si configura come una scelta del personaggio né come un evento drammatico, ma piuttosto come una decisione aziendale, una mossa di rebranding che, seppur fittizia, ha un peso reale nella mitologia della serie. Una modalità di uscita che, in qualche modo, riflette l'essenza stessa del Duffman: un prodotto commerciale, un simbolo vuoto il cui significato risiede interamente nella sua superficiale esuberanza.
Il peso di un'icona minore nella storia della serie
Sebbene non fosse un protagonista, la figura del Duffman si era radicata nel tessuto di Springfield come una delle molteplici macchiette che popolano e caratterizzano l'ambiente sociale di Homer. Le sue apparizioni al bar di Moe, infatti, erano diventate un rituale, un momento di puro intrattenimento kitsch che scandiva la routine dei bevitori abituali. La sua assenza, dunque, pur non scalfendo la trama principale, modifica leggermente il paesaggio sonoro e visivo di uno dei luoghi cardine della serie, quel taverna che è stato palcoscenico di infinite discussioni e di piani bizzarri. Quel che rimane, al di là del semplice fatto cronachistico, è la constatazione che persino in un mondo animato così longevo, il cambiamento, seppur misurato e calcolato, è un fenomeno inevitabile.
Il significato di un aggiornamento nel flusso temporale sospeso
L'operazione, letta in controluce, rappresenta un interessante meccanismo di autorigenerazione della serie, la quale, pur difendendo a spada tratta la sua atemporalità, compie sporadicamente dei tagli nel suo vastissimo parco personaggi. Si tratta di una sorta di manutenzione necessaria, un aggiornamento del catalogo che permette di fare spazio a nuove caricature sociali o a semplici battute estemporanee, senza che questo intacchi il cuore della famiglia Simpson. La rimozione del Duffman, in questo senso, non è un lutto ma un adeguamento, una piccola correzione di rotta in un viaggio che dura da oltre trentacinque anni. Essa dimostra come gli autori siano disposti a intervenire su elementi di contorno, quelli che potremmo definire arredi di scena consolidati, per mantenere fresco un prodotto che deve continuamente bilanciare la nostalgia con la sorpresa.




