Psg in finale, la notte di follia a Parigi: 127 fermi e 11 feriti tra i tifosi. Rubio in Vaticano per ricucire con il Papa. Chiara, l’ex indagato per la tomba violata
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Redazione Sport
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Il conto, per le casse dello Stato francese e per l’immagine di una città che ospiterà le Olimpiadi tra meno di due anni, è pesante. Era nell’aria, visto il ripetersi ciclico di questi episodi, che la qualificazione del Paris Saint-Germain alla finale di Champions League – la seconda consecutiva, un back to back che profuma di ciclo vincente – si trasformasse in una notte di guerriglia urbana. L’1-1 di Monaco, maturato dopo le reti di Dembelé e Kane, ha scatenato l’euforia delle masse, ma anche – come puntualmente documentato dalle cronache – la furia devastatrice di qualche centinaio di facinorosi. Al fischio finale, quelli senza biglietto per la Baviera hanno invaso i viali, trasformando i caroselli di auto e scooter in un corteo che, inevitabilmente, ha forzato i blocchi imposti dalle autorità. Il bilancio, fornito dal ministro dell’Interno Laurent Nuñez, parla di 127 fermi nell’area metropolitana (di cui 107 solo nella capitale) e di una dozzina di feriti, di cui uno grave rimasto vittima dei razzi artigianali lanciati tra la folla; se a questi si aggiungono i 23 agenti rimasti contusi in maniera lieve, lo scenario restituisce l’immagine di una capitale sotto assedio, dove i cassonetti bruciano e i proiettili pirotecnici oscurano la Tour Eiffel.
Diplomazia e dottrina, Rubio dal Papa per sanare la frattura
Mentre a Parigi la polizia disperdeva i manifestanti con i lacrimogeni, a Roma si giocava un’altra partita, altrettanto delicata ma giocata sul filo della diplomazia internazionale. Il segretario di Stato americano, Marco Rubio – un cattolico devoto che conosce bene i rituali vaticani – ha varcato le mura leonine per un incontro privato con Papa Leone XIV. La missione dell’alto funzionario è chiara: mettere una pezza alla lacerazione apertasi nelle scorse settimane, quando il presidente Trump, ormai stabilmente insediato alla Casa Bianca da più di un anno, ha definito il pontefice “debole sul crimine e terribile per la politica estera”. Una bordata, quella di Trump, che non è passata inosservata, generando un imbarazzo tale da richiedere un’intervento diretto del suo segretario di Stato. Rubio, fiancheggiato dal numero due della Santa Sede, Pietro Parolin, ha cercato di ricucire uno strappo che rischiava di compromettere le relazioni tra Washington e la Santa Sede, specie su temi caldi come il Medio Oriente e la libertà religiosa; dall’altra parte, Papa Bergoglio (o meglio, Papa Leone, il primo americano della storia) non ha mostrato segni di cedimento, ribadendo la sua linea pacifista senza mai nominare esplicitamente i toni utilizzati dall’inquilino della Casa Bianca.
L’orrore di Garlasco e la profanazione, le due piste oscure
Sul fronte cronaca nera, le indagini si intrecciano con gesti di una violenza inspiegabile e, a tratti, quasi rituale. A Garlasco, la Procura di Pavia ha riaperto i faldoni del caso di Chiara Poggi, uccisa nella sua abitazione con colpi sferrati a mani nude e, in altre fasi, con una furia comparatorabile a vere e proprie martellate. L’attenzione degli inquirenti si è focalizzata su una figura emersa dai recenti approfondimenti, le cui telefonate e i cui messaggi – definiti da fonti vicine all’inchiesta come “ossessivi” – starebbero delineando un movente legato a tentativi di approccio respinti. Parallelamente, la Lombardia è scossa dal caso di Pamela, la giovane uccisa a Milano, il cui è stato ritrovato senza testa dopo che l’ex compagno – già finito nel mirino per il femminicidio – è stato iscritto nel registro degli indagati per vilipendio e profanazione di cadavere. Ieri, i carabinieri di Bergamo hanno ascoltato il quarantunenne Francesco Dolci, ex partner della vittima, dopo la scoperta macabra avvenuta al cimitero di Strozza: quando i becchini hanno spostato la bara dalla nicchia alla cappella di famiglia, hanno trovato le viti allentate e il sigillo di silicone manomesso, per poi scoprire l’assenza del cranio della defunta. Un gesto carico di significati oscuri, che il sostituto procuratore Giancarlo Mancusi sta tentando di decifrare, optando per la custodia in caserma del fermato che ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere.
La strage di Crans, l’Italia contesta alla Svizzera il conto delle vittime
Si inasprisce, infine, lo scontro contabile tra Italia e Confederazione Elvetica sulle macerie della discoteca Constellation. A quasi cinque mesi dalla strage di Crans-Montana – dove quarantuno ragazzi persero la vita in un rogo divampato durante i festeggiamenti di Capodanno – il conto delle spese mediche sta diventando un caso diplomatico. Dopo le prime parcelle da sogno arrivate alle famiglie delle vittime (si parla di richieste che sfiorano i 200mila euro per i soli giorni di degenza in Svizzera), Roma ha deciso di alzare il tiro. Il governo Meloni, tramite l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, ha rispedito al mittente le fatture, definendo la richiesta elvetica “ignobile” e un’inaccettabile richiesta di pagamento per un massacro che, è convinzione degli inquirenti italiani, sarebbe potuto essere evitato se solo i gestori del locale (rilasciati su cauzione dopo poche ore) avessero rispettato le norme di sicurezza. La tensione è palpabile: mentre i magistrati del Vallese tengono ancora stretti i video delle telecamere interne, mostrandoli solo ai legali delle parti civili in quella che si preannuncia come una visione agghiacciante dei novanta secondi fatali, l’Italia minaccia di non versare un solo franco per le cure dei feriti. La partita, insomma, si gioca sulla definizione stessa dell’accaduto: per Berna si tratterebbe di un tragico incidente, per Roma di una “strage” le cui responsabilità politiche e penali, come dimostrato dalle polemiche sulla magistratura cantonale, sono ancora tutte da definire prima di parlare di rimborsi.
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