Tre indagati per la morte di matteo, il 12enne risucchiato dal bocchettone dell’idromassaggio a pennabilli: chi sono
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La procura di Rimini ha ufficialmente iscritto tre persone nel registro degli indagati, un atto dovuto che trasforma un dolore indicibile in un procedimento penale articolato e delicato. L’inchiesta, inizialmente avviata per lesioni gravissime dopo il drammatico incidente della mattina di Pasqua, è stata riconfigurata in omicidio colposo dal momento in cui, all’ospedale Infermi di Rimini, è sopraggiunta la morte del ragazzino. Si tratta di Matteo Brandimarti, dodici anni, originario di San Benedetto del Tronto, che si trovava in vacanza con genitori e zii nella struttura ricettiva di Pennabilli quando, mentre usufruiva della vasca idromassaggio, venne risucchiato da un bocchettone, rimanendo incastrato sott’acqua.
Le responsabilità legate alla struttura ricettiva
I tre indagati, la cui posizione formale è ancora in fase di definizione da parte degli inquirenti, risultano legati a vario titolo – per mansioni, ruoli di manutenzione o gestione – all’albergo dove si è consumata la tragedia. L’apertura del fascicolo per omicidio colposo implica l’ipotesi di negligenza, imprudenza o violazione delle norme sulla sicurezza, specie in relazione alla manutenzione degli impianti della spa. La procura, che non ha ancora resi noti i nomi né le specifiche funzioni dei tre, sta ora raccogliendo elementi tecnici per verificare se il sistema di aspirazione dell’idromassaggio fosse conforme agli standard di sicurezza e se mancassero dispositivi antiriempimento o griglie di protezione adeguate. La salma del ragazzo è stata sottoposta a esame autoptico lunedì: l’autopsia, disposta per accertare con esattezza la dinamica dell’incidente, dovrà chiarire se le lesioni riportate siano state immediatamente letali o abbiano provocato una lenta agonia.
L’agonia di quattro giorni e l’ultimo gesto d’amore
Matteo non morì sul colpo. Trasportato d’urgenza all’ospedale Infermi di Rimini, venne ricoverato in rianimazione dove rimase per oltre quattro giorni in stato di incoscienza, prima che i medici constatassero la cessazione dell’attività cerebrale. A quel punto, come prevede la legge italiana, è iniziato il periodo di osservazione obbligatorio di sei ore, al termine del quale è stata dichiarata ufficialmente la morte. I genitori, in un ultimo atto d’amore verso quel figlio amatissimo, hanno autorizzato l’espianto degli organi: una decisione che, nella notte successiva alla dichiarazione di morte cerebrale, ha permesso il prelievo. Così, da una vicenda assurda e tragica, potrà forse derivare la possibilità di salvare altri bambini in attesa di trapianto.
L’inchiesta: dal fascicolo per lesioni all’omicidio colposo
L’evoluzione del quadro giudiziario è stata lineare nelle sue tappe ma complessa nelle implicazioni. La procura di Rimini aveva inizialmente aperto un fascicolo per lesioni gravissime, in assenza di un esito letale accertato. Con la morte del dodicenne, sopraggiunta giovedì all’ospedale Infermi, il reato si è trasformato in omicidio colposo, ipotesi che richiede ora di dimostrare un nesso causale diretto tra la condotta (attiva od omissiva) dei tre indagati e il decesso. Le indagini si concentrano sulla manutenzione e sulla progettazione della vasca idromassaggio: un bocchettone di aspirazione, se privo di sistemi di sicurezza, può generare una pressione tale da trattenere sott’acqua anche un di piccola stazza come quello di un ragazzino. Non ci sono, al momento, elementi definitivi sull’effettiva presenza o meno di griglie di protezione rotte o mancanti. L’autopsia, i cui risultati saranno cruciali, dovrà anche stabilire se Matteo abbia perso conoscenza per annegamento o per trauma diretto legato alla suzione.




