Marina francese, nuova interception in Atlantico: fermata la petroliera ‘Tagor’ con il sostegno di Londra

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Parigi. Non si placa, anzi si intensifica, la pressione navale occidentale sulla cosiddetta “flotta ombra” che Mosca utilizza – ormai da anni – per aggirare il muro delle sanzioni internazionali. L’ultimo episodio, destinato ad alimentare la tensione diplomatica tra il Cremlino e l’Eliseo, porta la firma della Marina francese: domenica scorsa, in acque internazionali dell’Oceano Atlantico, i militari d’oltralpe – supportati sul piano logistico e informativo dal Regno Unito – hanno intercettato e successivamente abbordato la petroliera ‘Tagor’.

Si tratta di una nave già soggetta a misure restrittive da parte sia di Washington (dal luglio 2025) sia dell’Unione europea (da ottobre 2025) e di Londra, che l’ha inserita nella propria blacklist già a partire dal febbraio scorso. Il presidente francese Emmanuel Macron, dando notizia dell’operazione sui social network, ha parlato di un’azione condotta “in alto mare” e “nel pieno rispetto del diritto marittimo”, condannando fermamente la condotta di quei mercantili che, come questo, “finanziano la guerra che la Russia conduce contro l’Ucraina da oltre quattro anni”.

I dubbi sulla bandiera e la rotta verso la Bretagna

L’intervento, avvenuto a circa 400 miglia nautiche (poco più di 740 chilometri) al largo della costa bretona, non è stato affatto casuale. Secondo quanto ricostruito dalla prefettura marittima dell’Atlantico, che ha coordinato le verifiche, la ‘Tagor’ procedeva a vele spiegate – o meglio a motori accesi – dopo aver lasciato il porto artico russo di Murmansk con una destinazione ufficiale che pareva essere il porto camerunense di Limbe.

A insospettire le autorità, però, è stato il vistosamente ambiguo status della nave: sebbene battesse bandiera malgascia (una scelta comune per ridurre i controlli), le verifiche condotte in loco dalla squadra d’abbordaggio hanno confermato “irregolarità”, portando gli inquirenti a ipotizzare l’uso di un’insegna falsa. Il capitano, di nazionalità russa, avrebbe più volte rifiutato di obbedire alle intimazioni dei militari, un’ostinazione, quest’ultima, che ha reso necessario il controllo fisico del mezzo.

Ora la petroliera, scortata da unità francesi, è stata deviata forzatamente verso la baia di Douarnenez, in Bretagna, dove si completeranno le verifiche amministrative e dove la procura di Brest – competente per le questioni marittime – ha già aperto un fascicolo per “mancanza di bandiera” e “rifiuto di obbedienza”.

Mosca insorge: “Azione illegale, rasenta la pirateria internazionale”

La reazione russa, come prevedibile, non si è fatta attendere e ha immediatamente innalzato il livello dello scontro verbale. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha letteralmente bollato l’operazione francese come un atto “illegale”, sostenendo che questo genere di azioni coercitive in alto mare “rasentano la pirateria internazionale”.

I toni utilizzati da Mosca, del resto, ricalcano lo schema retorico già sperimentato in occasione dei precedenti sequestri (come quelli delle petroliere ‘Grinch’ e ‘Deyna’), e mirano a delegittimare le sanzioni occidentali dipingendole come un pretesto per violare la libertà di navigazione. L’ambasciata russa a Parigi ha inoltre fatto sapere di non essere stata informata in via preventiva dai francesi, chiedendo immediatamente delucidazioni sulla sorte degli altri membri dell’equipaggio – si parla di 23 persone a bordo – oltre al capitano.

Dall’altra parte del Manica, così come dalle cancellerie europee, non sono invece giunte smentite: la stretta contro le navi ombra, quelle che trasportano greggio sfuggendo ai radar assicurativi e ambientali, sembra essere diventata una priorità operativa condivisa.

Quarta operazione in pochi mesi: la caccia alle navi ombra si fa sistematica

Questo fermo, va ricordato, non rappresenta certo un unicum ma si inserisce in una strategia di interdizione sempre più aggressiva messa in campo da Parigi. Già a gennaio di quest’anno, sempre nel Mediterraneo, era stata fermata la ‘Grinch’; a marzo, invece, un’operazione coordinata aveva portato all’intercettazione della ‘Deyna’ (quest’ultima rilasciata dopo il pagamento di una sanzione multimilionaria).

L’obiettivo dichiarato è quello di colpire il meccanismo economico che alimenta la macchina bellica del Cremlino: senza il ricorso a questi vettori opachi e spesso vetusti, infatti, Mosca farebbe molta più fatica a piazzare i propri barili di petrolio sui mercati globali eludendo il price cap. La Procura della Repubblica di Brest, che ha delegato le indagini alla Gendarmeria marittima, dovrà ora fare luce non solo sulla nazionalità “fittizia” della nave, ma anche sulla catena di responsabilità che ne ha permesso il viaggio.

L’equipaggio, attualmente sotto la protezione – se così si può definire – della Marina francese, rimane a bordo della petroliera in attesa che venga raggiunto l’ormeggio sicuro nella baia bretone, lì dove la giustizia transalpina farà chiarezza su uno dei tanti, elusivi ingranaggi della finanza di guerra russa.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.