La lettera di Emily Manninger per i 49 anni di Alex: “Oggi saremmo stati in Italia”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Ci sono date che restano impresse nel calendario nonostante il tempo passi inesorabile, e il 4 giugno, da quest’anno, è una di quelle. Alexander Manninger, l’ex portiere austriaco che tanto aveva girato l’Europa fermandosi anche in Italia tra le maglie di Juventus e Siena, avrebbe spento 49 candeline. Invece, dal quel tragico 16 aprile in cui il suo Suv è stato travolto da un treno a Nussdorf am Haunsberg – un piccolo centro nei pressi di Salisburgo – per la moglie Emily e i due figli è rimasto solo il silenzio carico di assenza.

È stata proprio lei, a quasi due mesi dalla scomparsa, a rompere quel silenzio con un post toccante su Instagram, raccontando un dolore che non cerca parole facili ma si affida ai piccoli gesti quotidiani, quelli che facevano da sfondo a una vita normale prima dell’incidente.

Un compleanno progettato in Italia e un senso di colpa inespresso

“Per me è strano scrivere qui sopra, per noi non era affatto usuale”: così Emily apre il suo messaggio, quasi scusandosi per quell’intimità affidata ai social, un territorio che la coppia aveva sempre evitato. E spiega cosa avrebbe dovuto essere quel giorno: un regalo, una carta scritta da lei e una dai bambini, e poi un viaggio. “Di solito saremmo stati in Italia per il tuo compleanno, perché ti piaceva partire”, scrive, rivelando un rituale affettivo che legava la famiglia alla Penisola, patria adottiva di molti dei suoi successi sportivi.

Al posto dei biglietti aerei, però, c’è stato il risveglio accanto ai figli con un peso addosso: “Mi sento in colpa per non averti comprato un regalo”, confessa, quasi come se l’impossibilità di quel gesto materiale rendesse ancora più irreale l’assenza di lui, “ma ti ho scritto una lettera, e lo hanno fatto anche i ragazzi”.

Il ricordo di un padre presente e la quotidianità spezzata

La narrazione di Emily non si sofferma sull’ex campione, su quel portiere che vinse la Premier con l’Arsenal e la Serie A con la Juventus, ma sull’uomo che preparava i bagni, giocava con i figli e organizzava le gite fuori porta. “Eri sempre presente per i ragazzi: li nutrivi, li facevi fare il bagno, mi aiutavi a metterli a dormire”, scrive, delineando il ritratto di un padre inghiottito troppo presto dalla routine feriale di un normale giorno d’aprile.

I bambini, nel loro linguaggio semplice, continuano a nominarlo: “Papà”, “mein Papa”, “Papà calcio”, “papà gioca a golf”. Questa mattina hanno guardato insieme i vecchi video, tanti, nel tentativo disperato di tenere viva una presenza che la dinamica dell’incidente – il passaggio a livello incustodito, l’impatto violento – ha reso muta. Lei promette solennemente che farà in modo che i piccoli non dimentichino, un impegno preso più con se stessa che con lui, quasi un voto laico per andare avanti.

Un addio social che diventa promessa

“Fino a quando ci rivedremo, sarò la miglior mamma per i nostri ragazzi”: è questa la chiusura, il vero testamento emotivo di una lettera che non chiede pietà né fa cronaca, ma si limita a registrare lo strappo. Emily sa che quel “buon compleanno in paradiso” è solo un modo per dare un nome al vuoto, una convenzione dolente per augurare buon pesca e buon golf lassù, immaginando Alex intento a fare ciò che amava.

La consapevolezza che scrivere quei pensieri su un profilo pubblico sia “strano” – perché non era il loro stile – convive con la necessità catartica di farlo, come se quell’atto in pubblico fosse l’unico modo per certificare che il dolore esiste e che il tempo, da quel 16 aprile, si è fermato.

Ai follower, Emily non chiede nulla, non spiega le cause della tragedia (ancora oggetto di accertamenti da parte della polizia austriaca), non polemizza né cerca giustizia: consegna solo la fotografia di un amore che aveva appena iniziato a invecchiare insieme e che invece è stato costretto a fare i conti con l’eternità dei ricordi.

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