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Redazione Economia
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L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha declassato al livello più basso della sua scala il giudizio sulla stabilità di Tether, la principale stablecoin per volume di scambi a livello globale, attribuendole la valutazione di 5 – “Weak”. La decisione, che segue una precedente classificazione di 4 – “Constrained”, costituisce un segnale d’allarme circa la solidità del colosso delle criptovalute, la cui moneta digitale, l’USDT, è progettata per mantenere una parità di valore fissa con il dollaro statunitense. La revisione al ribasso, come si evince dal report pubblicato dall’agenzia, scaturisce da un’attenta analisi della composizione delle riserve che Tether detiene a garanzia dell’emissione dei suoi token.
Le riserve sotto la lente
Il fulcro della critica mossa da S&P Global Ratings risiede nel “forte aumento dell’esposizione a asset ad alto rischio” all’interno del portafoglio di copertura. Se ne deduce, pertanto, che la qualità di tali attività finanziarie, delle quali non sono stati divulgati i dettagli specifici, sia considerata inadeguata o quantomeno insufficiente a garantire con la massima sicurezza la piena convertibilità della stablecoin. La stabilità di un simile strumento, che per sua natura dovrebbe essere immune dalle oscillazioni tipiche delle criptovalute speculative, poggia infatti sulla trasparenza e sulla solidità delle riserve stesse, il cui valore deve teoricamente eguagliare in ogni momento quello delle monete in circolazione.
Le implicazioni per il mercato
Pur operando in un ecosistema che storicamente ha guardato con diffidenza alle istituzioni della finanza tradizionale, un giudizio così severo proveniente da un’autorità riconosciuta a livello internazionale come Standard & Poor’s non può essere ignorato. L’affidabilità della parità con il dollaro rappresenta il cardine stesso dell’utilità e della funzione dell’USDT, ampiamente utilizzato non solo per gli scambi tra trader ma anche come bene rifugio temporaneo in fasi di alta volatilità. Qualora i dubbi sulla sostenibilità delle riserve dovessero minare la fiducia degli utilizzatori, le ripercussioni potrebbero estendersi a una porzione significativa dell’intero mercato digitale.
Il profilo di Tether oltre la finanza
La società, la cui influenza non si limita all’ambito puramente finanziario, detiene una partecipazione di rilievo nel capitale della Juventus, della quale è il secondo azionista con una quota dell’11,7 per cento. Questo legame con un club calcistico di prima grandezza contribuisce a delineare un profilo di Tether come attore economico complesso e ramificato, le cui vicende finanziarie possono riverberarsi in settori apparentemente distanti. La declassazione, sebbene si concentri esclusivamente sul profilo di stabilità della moneta, getta un’ombra sulla solidità complessiva del gruppo, la cui esposizione a investimenti considerati rischiosi desta ora preoccupazione negli analisti.




