Valle d’Aosta, il crollo delle nascite supera la media nazionale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre l’Italia affronta un declino demografico senza precedenti, con il tasso di fecondità che tocca il minimo storico di 1,18 figli per donna nel 2024, la Valle d’Aosta registra un calo ancora più marcato, pari al 9,5 per cento rispetto all’anno precedente. I dati dell’Istat, diffusi nelle ultime ore, mostrano una regione in cui il numero medio di figli per donna è sceso da 1,16 a livelli che accentuano ulteriormente il divario con il resto del Paese. Un fenomeno che, sebbene inserito in un contesto nazionale già critico, assume qui contorni particolarmente allarmanti.

Le cause di questa tendenza, come sottolineato da Giancarlo Blangiardo, professore emerito di Demografia e già presidente dell’Istat, sono riconducibili alle cosiddette "tre C" – costo della vita, carenza di lavoro stabile e difficoltà nell’accesso agli alloggi – fattori che scoraggiano sempre più le coppie dal mettere al mondo figli. «L’immigrazione, spesso indicata come possibile rimedio, non basta a colmare il vuoto», precisa Blangiardo, ricordando come i nati da genitori stranieri, che nel 2012 erano 80mila, si siano quasi dimezzati nel 2024, attestandosi sotto le 50mila unità. Un dato che smentisce chi vede nell’apporto migratorio una soluzione strutturale al problema.

Se la fotografia generale è desolante, con appena 370mila neonati in tutto il Paese (-2,6% rispetto al 2023), qualche eccezione emerge a livello locale. È il caso della provincia di Lodi, dove si registra un incremento del 2,9 per cento, seppur su numeri assoluti contenuti. Un segnale che, pur nella sua marginalità, dimostra come dinamiche territoriali specifiche possano talvolta invertire, almeno in parte, tendenze nazionali consolidate.

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