Il biohacker Bryan Johnson scopre una malattia incurabile: «Il mio stomaco sta mangiando se stesso»
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Redazione Salute
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Aveva fissato nel 2039 l'obiettivo di raggiungere l'immortalità biologica, convinto che tecnologia, intelligenza artificiale e ricerca scientifica potessero permettere all'uomo di sconfiggere l'invecchiamento. Ma il corpo su cui aveva costruito il suo ambizioso progetto ha presentato un conto inaspettato: Bryan Johnson ha annunciato di essere affetto da gastrite autoimmune (AIG), una patologia rara e incurabile che porta il sistema immunitario ad attaccare la mucosa dello stomaco.
Una diagnosi che suona quasi paradossale per l'imprenditore statunitense che ha speso milioni nel tentativo di ottimizzare ogni singolo aspetto della propria biologia, arrivando a sottoporsi a scambi di plasma multigenerazionale con il figlio e il padre pur di eludere il logorio del tempo che passa.
La scoperta e il legame con l'ipotiroidismo
Johnson, che ha raggiunto la notorietà globale grazie al protocollo "Blueprint" e al documentario Netflix "Don't Die: l'uomo che vuole vivere per sempre", ha condiviso la notizia via social, raccontando di aver ricevuto la diagnosi a maggio, dopo anni di valori anomali di ferro e ferritina che non riusciva a normalizzare nonostante l'assunzione di integratori. «Mi è stato diagnosticato l'ipotiroidismo autoimmune all'età di 21 anni. oggi ne ho 48, quindi questa condizione fa parte del mio corpo da 27 anni», ha spiegato il biohacker, sottolineando come tiroide e stomaco siano strettamente collegati nell'autoimmunità. Quello che molte persone non sanno è che quando uno dei due viene colpito, spesso anche l'altro può essere coinvolto. Un legame, questo, noto in letteratura medica come "sindrome tireogastrica", che spiega come chi soffre di patologie autoimmuni della tiroide abbia una probabilità maggiore di sviluppare altre manifestazioni autoimmuni, inclusa la gastrite.
Cos'è la gastrite autoimmune e come si manifesta
La gastrite autoimmune (AIG) è una malattia infiammatoria cronica nella quale il sistema immunitario attacca erroneamente le cellule parietali dello stomaco, quelle fondamentali per produrre acido gastrico e il fattore intrinseco, una proteina essenziale per l'assorbimento della vitamina B12.
Secondo quanto riportato dal Global Autoimmune Institute, quando queste cellule vengono progressivamente danneggiate, l'organismo può sviluppare difficoltà nell'assimilare nutrienti essenziali, in particolare ferro e vitamina B12, con possibili conseguenze come anemia e altre carenze nutrizionali.
La patologia colpisce tra il 2 e il 5 per cento della popolazione, ma il dato potrebbe essere più alto perché spesso rimane a lungo silenziosa: i sintomi iniziali sono poco specifici e includono disturbi digestivi, nausea, senso di pienezza dopo i pasti, dolore o bruciore nella parte superiore dell'addome, che possono facilmente essere confusi con altre condizioni.
Come ha sottolineato lo stesso Johnson, per undici anni aveva presentato livelli di ferritina costantemente bassi senza anemia, un segnale che solo col senno di poi si è rivelato essere la prima spia di qualcosa che non andava.
Un piano sperimentale per "curare l'incurabile"
Nonostante la medicina convenzionale consideri la gastrite autoimmune una patologia incurabile per la quale è possibile solo gestire i sintomi – attraverso iniezioni di vitamina B12 o infusioni di ferro – Johnson non ha alcuna intenzione di arrendersi. L'imprenditore ha annunciato di aver avviato un ambizioso progetto sperimentale basato sulla medicina di precisione per identificare e neutralizzare le cellule immunitarie responsabili dell'attacco allo stomaco.
«Per quanto ne sappiamo, nessuno ha mai fatto questo per cercare di guarire una malattia autoimmune», ha dichiarato, spiegando che il suo obiettivo è individuare il piccolo gruppo di "soldati ribelli" del sistema immunitario che hanno erroneamente iniziato a distruggere la mucosa gastrica.
Il piano prevede analisi del sangue per sequenziare un milione di diverse cellule immunitarie e il prelievo di un campione di tessuto gastrico vivo, che sarà abbinato alla crioconservazione di una parte significativa delle sue cellule immunitarie per creare un modello di laboratorio del suo sistema immunitario – un "Bryan in a dish" – su cui testare farmaci sperimentali prima di eventualmente somministrarli al suo corpo.
Le complicanze e i rischi a lungo termine
La gastrite autoimmune non va sottovalutata: l'infiammazione cronica può portare a danni irreversibili della mucosa gastrica, con conseguenze che vanno dalla malnutrizione all'anemia perniciosa fino a un aumentato rischio di sviluppare alterazioni precancerose dello stomaco.
Johnson ha raccontato di aver scoperto la malattia solo attraverso una biopsia mirata, dopo che esami tradizionali e controlli di routine – nonostante fosse quotidianamente monitorato da un team di trenta specialisti che analizzavano sangue, feci, grasso corporeo e organi interni – non avevano rilevato nulla.
Come ha spiegato il professor Vito Annese, direttore dell'Unità di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell'Irccs Policlinico San Donato, la gastrite autoimmune «non è una patologia che accorcia la vita» ma richiede controlli periodici – generalmente una gastroscopia ogni due o tre anni – perché «è classificata come situazione precancerosa».
Per l'uomo che aveva fissato nel 2140 come obiettivo di longevità, la diagnosi rappresenta un duro colpo, ma anche un nuovo campo di battaglia: quello contro una malattia che il suo stesso corpo ha scatenato contro se stesso, dimostrando che nemmeno il monitoraggio biometrico più estremo può eliminare l'imprevedibilità della biologia.




