Le correzioni, la saga di Franzen diventa una serie Netflix con Meryl Streep

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Passano venticinque anni da quando “Le correzioni” – il romanzo simbolo di quell’inizio millennio capace di fotografare con crudeltà e tenerezza le crepe di una famiglia americana – irruppe nelle librerie e nei salotti bene, eppure la sua potenza narrativa sembra intatta. Ora, dopo un lungo peregrinare tra annunci, diritti opzionati e un tentativo fallito di trasposizione, il testo di Jonathan Franzen trova una nuova vita su Netflix, che ne girerà una serie limitata. A prestare il volto – e probabilmente quel suo modo, inconfondibile, di trattenere il dolore dietro uno sguardo – alla matriarca della disfunzionale saga del Midwest sarà Meryl Streep, la quale non si limita a recitare: l’attrice figura anche tra i produttori esecutivi del progetto.

Un’odissea produttiva durata un quarto di secolo

Il percorso che porta “Le correzioni” sul piccolo schermo è stato, a ben vedere, tortuoso quasi quanto la trama del libro stesso. Già nei primi anni Duemila, Hollywood aveva tentato di imbrigliare la complessità della storia, quella dei Lambert alle prese con il declino fisico e mentale del patriarca e con i fantasmi dei figli cresciuti, ma il progetto naufragò. Stavolta, invece, le condizioni sembrano maturate: a dirigere la serie sarà Cord Jefferson, fresco dell’Oscar vinto con “American Fiction”, mentre la Paramount Television Studios cura la produzione. Lo stesso Franzen, circostanza non secondaria per i puristi, ha messo mano alla sceneggiatura, garantendo così una fedeltà che non è mai scontata in queste operazioni.

Meryl Streep, tra “Il diavolo veste Prada 2” e le ambizioni disilluse del Midwest

Proprio mentre promuove l’atteso sequel di “Il diavolo veste Prada”, in uscita nelle sale a giorni, Streep si prepara dunque a tornare sul piccolo schermo con un registro completamente diverso. Se nel film indossa ancora i panni di una Miranda Priestley inacidita dal potere, nella serie – il cui titolo italiano dovrebbe essere “Le correzioni” – interpreterà una donna alle prese con una famiglia che si sfalda, con un marito che perde lucidità e con figli che cercano disperatamente di non diventare i loro genitori. L’attrice, va detto, non è nuova a incursioni televisive di pregio, ma questo ruolo sembra cucirle addosso quella miscela di autorevolezza e fragilità che solo pochi interpreti sanno restituire.

Nero di cronaca e sviluppi giudiziari: un’assenza che parla

Nel romanzo di Franzen – e di conseguenza nella serie – non mancano episodi riconducibili a quella che si potrebbe definire cronaca nera domestica: abusi silenziosi, piccole violenze psicologiche, un padre che si perde in un labirinto di farmaci e paranoie. Tuttavia, l’adattamento televisivo, stando alle prime informazioni disponibili, sceglie di non spettacolarizzare questi passaggi. Le inchieste interiori dei personaggi – quell’esame minuzioso delle colpe e dei risarcimenti mai concessi – diventa il vero sviluppo giudiziario della vicenda. Nessun tribunale estero, nessuna aula di giustizia: il verdetto è affidato allo sguardo della cinepresa e alla capacità degli attori di rendere conto di una morale che non dà assoluzioni.

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