Mattia Furlani, Larissa Iapichino e Nadia Battocletti: l’atletica italiana trova il suo futuro nei talenti nati dopo il 2000
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Redazione Sport
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Non c’era bisogno di guardare dall’alto in basso, né di provare quella sottile vergogna che talvolta accompagna l’entusiasmo quando si parla di giovani promesse, perché la spedizione azzurra ai mondiali indoor di Torun ha regalato qualcosa di più concreto di un semplice auspicio: cinque medaglie, tre delle quali dal peso specifico dell’oro, e un terzo posto nel medagliere generale che sa di storica consacrazione, alle spalle solo di due potenze come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. A impressionare, in Polonia, non è stato soltanto il risultato immediato – peraltro il migliore di sempre per l’Italia in questa rassegna – ma la maniera in cui è maturato, con il mezzofondo che ha messo in mostra le fondamenta gettate nelle scuole britanniche dell’epoca d’oro di Coe, Ovett e Cram, e con un’intera carriera di successi che sembra aprirsi davanti agli occhi di un gruppo di atleti nati tra il 2000 e il 2005.
L’oro del mezzofondo e il podio generale: l’Italia terza davanti a tutti tranne Usa e Gran Bretagna
La rassegna iridata sulla pista della Kujawsko-Pomorska Arena di Torun ha restituito un’Italia capace di issarsi al terzo posto del medagliere, traguardo che nessuno aveva mai sfiorato in questa manifestazione prima d’ora. Gli Stati Uniti hanno chiuso con un bottino di diciotto medaglie (5 ori, 7 argenti, 6 bronzi), la Gran Bretagna con quattro ori, ma gli azzurri hanno saputo costruire il proprio successo collettivo su una base di gioventù e qualità tecnica che lascia intravedere un ciclo lungo. Il merito, va detto, non è stato solo della quantità: i tre ori conquistati – frutto di una superiorità mostrata nelle gare di mezzofondo e nel salto triplo – hanno permesso all’Italia di lasciarsi alle spalle formazioni storicamente più attrezzate, in una rassegna che ha rappresentato la più bella della nostra storia in termini di compattezza e capacità di rispondere presente nei momenti decisivi.
Furlani e Iapichino, doppio argento nei salti: le Fiamme oro scrivono la storia
Tra i protagonisti indiscussi spiccano i nomi di Mattia Furlani e Larissa Iapichino, entrambi atleti del Gruppo sportivo della Polizia di Stato, entrambi capaci di conquistare l’argento mondiale nel salto in lungo rispettivamente maschile e femminile. Per Larissa Iapichino – che di suo ha già una carriera densa di soddisfazioni nonostante la giovane età, con una laurea in scienze della comunicazione alle spalle e una professione di giornalista pubblicista che la vede appassionata di sostenibilità e cultura – si è trattato del primo podio iridato in carriera. La sua gara è stata un capolavoro di pazienza e carattere: iniziata in sordina, recuperata centimetro dopo centimetro, ha dimostrato come il talento, quando è sorretto da una preparazione mentale solida, sappia emergere anche nelle condizioni più avverse. Per Mattia Furlani, classe 2005, l’argento mondiale rappresenta la conferma di un percorso di crescita che lo ha già portato a confrontarsi con le migliori scuole europee di salto, e che ora lo colloca stabilmente tra i protagonisti assoluti della specialità.
Doualla, la giovanissima semifinalista, e Diaz, il totem: un gruppo che guarda già a Brisbane 2032
A dare ulteriore spessore alla spedizione polacca è stata la presenza di Kelly Doualla, sedici anni, la più giovane atleta dell’intero mondiale indoor. Nei 60 metri piani la sua semifinale è valsa molto più di un risultato cronometrico: è stata il simbolo di un ricambio generazionale che si spinge fino a lambire i Giochi di Brisbane 2032, rassegna nella quale la velocista non avrà ancora compiuto 23 anni. Se Doualla rappresenta la punta più avanzata di questo nuovo corso, la sua corsa si è intrecciata con quella di Zaynab Dosso – definita la “sorellona maggiore” – in una staffetta ideale che unisce esperienza e futuro. Dall’altra parte del rettangolo di gara, il triplista trentenne Andy Diaz ha fatto invece le veci del totem della spedizione: con la sua medaglia d’oro ha dato sostanza e leadership a un gruppo in cui i giovanissimi hanno potuto trovare un riferimento concreto, un esempio di come la continuità possa trasformarsi in risultato di vertice quando il contesto tecnico funziona.
Oltre l’atletica: la nuova generazione di talenti azzurri conquista tutti gli sport
Il fenomeno, in realtà, non riguarda soltanto la regina degli sport. Quello che si è visto a Torun si inserisce in un quadro più ampio: una generazione di atleti italiani nati nel nuovo millennio sta imponendosi con forza in discipline diversissime tra loro, accomunate dalla capacità di emergere a livello mondiale senza timori reverenziali. È il caso di Andrea Kimi Antonelli in Formula 1, di Jannik Sinner nel tennis, così come di Laura Pirovano e Sofia Goggia nello sci – senza dimenticare Federica Brignone, che di questo movimento rappresenta il ponte ideale tra esperienza e continuità. In ciascuno di questi ambiti, il filo conduttore è lo stesso: giovani che non aspettano il proprio turno, ma che lo costruiscono con prestazioni di alto profilo, sostenuti da un sistema che – nell’atletica come altrove – sembra aver trovato la chiave per valorizzare i talenti precoci senza bruciarli. La doppia medaglia d’argento di Furlani e Iapichino, unita agli ori conquistati nel mezzofondo e alla spinta propulsiva di chi, come Doualla, ha ancora tutta una carriera davanti, non è quindi un episodio isolato: è il tassello di un mosaico più ampio, in cui l’Italia sportiva sta dimostrando di saper crescere i propri campioni e di farli competere testa a testa con le potenze storiche, dentro e fuori dalla pista.




