Mara Venier, il racconto privato tra amori, dolore e rifiuti
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
In una conversazione che scava nella memoria personale e professionale, Mara Venier ha rievocato, con la schiettezza che la contraddistingue, episodi che hanno segnato il suo percorso, dal palcoscenico televisivo agli angoli più intimi della sua esistenza. La conduttrice, figura cardine del piccolo schermo da anni, ha tracciato un ritratto di sé che va ben oltre i riflettori di Domenica In, toccando corde sensibili e decisioni che ne hanno plasmato il carattere, come quando, in gioventù, reagì con un secco rifiuto a una richiesta giudicata inaccettabile durante un provino. "Una volta andai a fare un provino per un suo film", ha raccontato riferendosi a Tinto Brass, presente con la moglie Carla Cipriani, detta Tinta. "Fu lei che, a un certo punto, mi disse: ‘Facci vedere le tette’. Io risposi: ‘Manco per sogno’. E tutto finì lì", ha concluso, chiudendo bruscamente una porta sul mondo del cinema che prevedeva compromessi per lei inammissibili.
Gli aneddoti leggeri e le amicizie salde
Accanto ai momenti di fermezza professionale, emergono anche ricordi più lievi, che dipingono un affresco familiare e genuino, come quello che coinvolge la madre e un gesto di anticonformista socialità. La Venier ha rievocato, con un pizzico di ironia, l'episodio in cui alcuni suoi amici offrirono una sigaretta particolare alla donna; lei, per non creare imbarazzo, le suggerì in veneziano di accettare, sussurrandole "tasi e fuma se no i se offende". Un quadro di vita quotidiana che si intreccia con quello di un'amicizia profonda, quella con Edwige Fenech, nata e consolidatasi in un periodo particolarmente delicato. "C’è stato un periodo, dopo la mia rottura con Renzo", ha spiegato senza citare ulteriori dettagli, "che io e lei frequentavamo la stessa cartomante", rivelando un legame nato nella condivisione di un momento di vulnerabilità e di una ricerca di risposte al di fuori dei percorsi convenzionali.
Le ferite degli amori e le perdite profonde
Il racconto della Venier, tuttavia, non elude le profonde cicatrici lasciate dalle relazioni sentimentali e da eventi luttuosi, che hanno contribuito a forgiare la sua resilienza. Con parole asciutte ma cariche di significato, ha ricordato l'abbandono subito dal padre di sua figlia, un evento drammatico che si consumò proprio "la sera delle nozze", gettandola in una situazione di grande difficoltà. A questo si aggiunge un altro tassello di un dolore privato, la fine della relazione con Renzo Arbore, che coincise con la perdita di una gravidanza. La conduttrice ha definito questa esperienza "un dolore che non passa", sottolineando la permanenza di una ferita che il tempo non è riuscito a sanare completamente, un lutto personale che ha custodito per lungo tempo.
Dalle origini al successo: un percorso senza scorciatoie
Il suo viaggio, come da lei stessa descritto, muove da umili inizi, definiti con autoironia da "stracciarola di Campo de’ Fiori", per approdare a una carriera lunga e di successo, costruita senza mai derogare ai propri principi. Anche l'amore per Francesco Ferracini, da lei descritto come "bello e sfuggente", fu segnato da un iniziale abbandono quando era in attesa della figlia, seguito poi da un ricongiungimento che li portò da Mestre a Roma, dove le strade si aprirono anche verso il cinema. Fu in questa fase, infatti, che accompagnò lo stesso Ferracini a un provino per Diario di un italiano, un gesto che anticipò il suo ingresso in un mondo, quello dello spettacolo, che l'avrebbe vista affermarsi con una personalità unica e indomita.




