Israele, al via le commemorazioni per il terzo anniversario del 7 ottobre

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le bandiere israeliane sono state abbassate a mezz'asta lunedì mattina presso la residenza presidenziale e la Knesset, segnando l'inizio della Giornata nazionale della memoria dedicata agli attacchi del 7 ottobre 2023. Alle 6:29, l'ora esatta in cui tre anni fa Hamas iniziò l'infiltrazione nel sud del Paese, i vessilli di Stato sono stati ammainati in un gesto che il presidente Isaac Herzog ha definito espressione del «lutto nazionale condiviso dello Stato di Israele e dei suoi cittadini».

La giornata commemorativa, stabilita per legge secondo il calendario ebraico al 24 di Tishrei, cade quest'anno il 5 ottobre, due giorni prima dell'anniversario gregoriano dell'attacco.

Le cerimonie ufficiali si sono svolte sul Monte Herzl a Gerusalemme, con la partecipazione delle massime autorità dello Stato: oltre a Herzog e al primo ministro Benjamin Netanyahu, erano presenti il ministro della Difesa Israel Katz, il capo di Stato maggiore Eyal Zamir, il capo della polizia Daniel Levy, il capo dello Shin Bet David Zini e il direttore del Mossad Roman Gofman.

Le parole di Netanyahu e l'impegno sulle indagini

Nel suo intervento durante la cerimonia di Stato in memoria dei caduti, Netanyahu ha dichiarato che «a Gaza non ci sarà alcun governo di Hamas», aggiungendo che Israele continuerà a perseguire «tutti coloro che hanno partecipato all'attacco contro di noi» e «tutti coloro che hanno tenuto in ostaggio i nostri cittadini». Il capo del governo ha anche affermato che il regime iraniano «è più debole che mai e destinato a sparire».

Il capo di Stato maggiore Eyal Zamir, in un ordine del giorno diffuso per l'occasione, ha riconosciuto esplicitamente la responsabilità delle forze armate: «L'IDF ha fallito nella sua missione suprema, proteggere i cittadini dello Stato di Israele. È nostro dovere indagare e assicurarci che le lezioni siano messe in pratica».

Il presidente Herzog ha dedicato una parte significativa del suo discorso alla necessità di un'inchiesta approfondita sulle circostanze del fallimento del 7 ottobre, sottolineando che «nessuna distanza nel tempo ci permette di offuscare questo obbligo» e che è «proibito ignorare gli avvertimenti e i segnali d'allarme».

Il trauma di Natan Kenig, soccorritore a tre anni dall'attacco

A tre anni dall'attacco più letale mai subito da Israele, le ferite psicologiche restano profonde per molti di coloro che vi presero parte in prima linea. Natan Kenig, 48 anni, volontario del gruppo di pronto intervento Zaka, si precipitò verso il confine con Gaza nelle prime ore del 7 ottobre 2023 dopo che un collega lo aveva avvertito di ciò che stava accadendo.

«Dio e io ci siamo trovati di fronte a una fila di auto bruciate, i corpi delle persone uccise sull'asfalto», ha raccontato Kenig. «Improvvisamente entri in un altro mondo, un mondo congelato nel tempo». Kenig ha continuato a raccogliere resti delle vittime fino a febbraio 2024: «Per me il 7 ottobre è durato quattro mesi», ha spiegato, descrivendo il proprio stato mentale come «una cicatrice profonda».

Un episodio in particolare rimane impresso nella sua memoria: da un'auto raccolse «qualche centinaio di grammi» di cenere, insieme a un anello e a un frammento di telefono carbonizzato, senza sapere quante persone fossero morte all'interno. «Un mese e mezzo dopo, quattro persone poterono essere identificate e ci furono quattro sepolture», ha ricordato.

L'attacco del 7 ottobre 2023 provocò la morte di circa 1.200 persone in Israele, in maggioranza civili, e il rapimento di 251 ostaggi. Secondo i dati forniti dal ministero della Sanità di Gaza, l'offensiva militare israeliana lanciata in risposta ha causato oltre 74.200 vittime nella Striscia.

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