Groenlandia, il patto di Trump è un'illusione: due basi Usa e il veto a Russia e Cina
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Redazione Esteri
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Due anni a discutere sull'annessione americana della Groenlandia, sulla sovranità danese, sui propositi surreali di Donald Trump. Poi, in sordina, è arrivato l'accordo che ha trasformato l'isola in un protettorato militare americano. Le premesse non erano esattamente queste: all'inizio del 2026 le tensioni tra Washington e le capitali europee erano salite improvvisamente a livelli di allerta quando il presidente statunitense aveva ancora una volta ribadito la propria volontà di ottenere il controllo sulla Groenlandia.
In una serie di dichiarazioni pubbliche e post sui social network, Trump e la sua amministrazione avevano esplicitato in maniera chiara l'obiettivo di portare l'isola artica sotto la sovranità USA, arrivando persino a minacciare l'uso della forza.
Un emendamento al patto del 1951
Dieci pagine, frutto di mesi di negoziati, sembrano aver posto fine con un accordo alle pretese di Donald Trump di annettersi o comunque assumere il controllo della Groenlandia. L'intesa firmata al Palazzo di Vetro da Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia rappresenta un compromesso che di fatto attribuisce il controllo militare ed economico dell'isola danese agli Stati Uniti salvaguardando la sovranità di facciata di Nuuk e Copenhagen.
Il testo, però, non è nuovo: si tratta di un emendamento e supplemento al patto di difesa firmato da Usa e Danimarca nel 1951 e aggiornato nel 2004, che già garantiva a Washington la capacità di costruire basi militari e controllare la sicurezza della regione. L'unica, importante differenza rispetto a 75 anni fa è che ora anche la Groenlandia ha firmato il documento che esplicitamente riafferma la sovranità danese sul territorio artico ma anche il diritto all'autodeterminazione dei groenlandesi, compresa la possibilità di scegliere l'indipendenza dalla Danimarca.
Mestersvig e Narsarsuaq: le nuove basi
Il nuovo accordo di difesa firmato da Stati Uniti e Danimarca potrebbe trasformare l'avamposto militare danese di Mestersvig, nella Groenlandia orientale, in una base militare statunitense. Si tratterebbe della prima espansione Usa sull'isola artica da decenni. La zona, remota e isolata, sorveglia il tratto di oceano tra Groenlandia, Islanda e Gran Bretagna, cruciale per la NATO nel contenimento della flotta russa diretta verso l'Atlantico. Mestersvig ospita oggi una pista di atterraggio di circa 1.800 metri, che secondo gli esperti potrebbe essere estesa fino a 3.000 metri per consentire l'operatività di aerei di dimensioni maggiori. A questa si aggiunge la base di Narsarsuaq, nel sud dell'isola, dove gli Stati Uniti avevano la base American Blue West One chiusa negli anni Cinquanta. Gli Usa avranno libero accesso ai collegamenti di aria, terra e mare tra le due basi, e potranno anche istituire nuove strutture per droni, con le autorità danesi e groenlandesi che però avranno l'ultima parola sulla loro costruzione e localizzazione.
Il veto a Russia e Cina
Sono invece nuove le clausole del testo tese a impedire a potenziali rivali e avversari, vale a dire Russia e Cina, di avere un ruolo militare o economico in Groenlandia. L'accordo prevede l'esplicito divieto per nazioni non Nato di stabilire basi militari, dispiegare truppe nell'isola o avviare investimenti nel settore dei minerali critici e minerario senza il permesso esplicito dei tre Paesi firmatari. Il segretario di Stato Marco Rubio, che ha guidato i negoziati, ha dichiarato che l'intesa affronta in modo permanente e completo le preoccupazioni di sicurezza riguardo alla Groenlandia.
Trump ha più volte sostenuto che attorno all'isola ci sarebbero cacciatorpediniere russi e cinesi e sottomarini russi, affermazioni però respinte dalla Nato, dove i diplomatici hanno ripetuto che non risultano attività cinesi nella zona e che i movimenti russi non sono cambiati in modo significativo nell'Artico.
La reazione di Nuuk
Il capo del governo groenlandese Jens-Frederik Nielsen, dopo la firma, si è detto soddisfatto: le sue linee rosse non sono state superate. La premier danese Mette Frederiksen ha sottolineato che l'accordo rafforza la sicurezza dell'intero regno e quella transatlantica. Il diplomatico danese Bo Lidegaard ha commentato che nella realtà pratica in Groenlandia non cambierà nulla, a parte un enorme sollievo per il fatto che il diritto all'autodeterminazione dei groenlandesi sia stato confermato anche dalla firma del presidente americano.
L'intesa non ha data di scadenza e nessuna delle parti può recedere unilateralmente. Resterà in vigore una volta completati i necessari passaggi parlamentari da parte del Regno di Danimarca insieme alla Groenlandia.
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