Ceuta, l'arrivo di Mahdi e la stretta dell'Italia su Schengen: la frontiera contesa
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Redazione Interno
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Il ritmo delle onde del Mediterraneo toglie il fiato, ma quando i piedi affondano finalmente nella sabbia di Ceuta, il corpo dimentica la fatica. Mahdi ha appena toccato terra, è spuntato dall’acqua come un fantasma, con i vestiti zuppi che gli si incollano addosso sotto un sole che picchia ancora forte, nonostante siano già le 7 di sera. Indossa una simil-Lacoste e un paio di pantaloni bianchi ormai rigati dalla salsedine, un'immagine che racconta il contrasto tra l'aspirazione a una vita migliore e la durezza di un viaggio che lascia il segno.
Lui stesso, nel rivedere la battigia, non può fare a meno di sorridere, quasi incredulo di essercela fatta, mentre intorno a lui la città spagnola in territorio marocchino si trasforma in un palcoscenico di disperazione e attesa.
Un'emergenza senza precedenti
La vicenda dell’enclave spagnola di Ceuta ha assunto i contorni di una crisi umanitaria senza precedenti nelle ultime ore. Sono sessantamila i migranti irregolari che si stima abbiano penetrato il confine nelle ultime 48 ore, un flusso incessante che ha travolto ogni argine. Dietro questo numero impressionante si celano drammi individuali, come quello di Mahdi, che dal Marocco si sono gettati in acqua spinti dalla mancanza di prospettive. «Da me non c'è lavoro, voglio vivere meglio», racconta a chi gli sta vicino, mentre la fatica del nuoto si trasforma in una precaria speranza.
Il bilancio ufficioso parla di quasi sessanta morti, un tributo di sangue che rende questa ondata migratoria una delle più cruente degli ultimi anni, con i corpi che restano intrappolati tra le correnti e le maglie della frontiera più piccola d'Europa.
La reazione della politica europea
La risposta delle istituzioni non si è fatta attendere, ma si è rivelata profondamente divisiva. Il primo ministro spagnolo si trova sotto pressione da ogni fronte, con critiche che arrivano sia dalla destra di tutto il mondo, da Donald Trump alla premier italiana Giorgia Meloni, sia dalle opposizioni interne che chiedono un giro di vite. E non poteva finire diversamente, secondo molti osservatori, se si considera la rapidità con cui il Marocco ha garantito il rimpatrio di circa la metà dei migranti, quasi a voler dimostrare che il problema poteva essere gestito in modo diverso.
Sul territorio, intanto, non c’è un angolo di Ceuta che non sia occupato da un corpo: sulle spiagge, negli spazi verdi, davanti ai portoni chiusi, sull’asfalto delle strade che portano al porto, persino sulle rotonde, migliaia di persone stanno dove si sono fermate, dopo una traversata che ha lasciato indietro decine di cadaveri e una città blindata nella paura.
La sospensione di Schengen
In questo clima di emergenza, l'Italia ha compiuto un passo che segna una rottura diplomatica con Madrid. Era già tutto previsto, annunciato 24 ore prima da Palazzo Chigi, e così è arrivata la sospensione da parte dell’Italia dell’accordo di Schengen con la Spagna. Una nota del Viminale ha parlato di «chiusure delle frontiere aeree e marittime» a partire da oggi e per un mese intero, una misura che nella sostanza reintroduce i controlli di frontiera ai confini, invocando la presenza di serie minacce alla sicurezza interna o rischi per l'ordine pubblico.
Il premier spagnolo, Pedro Sanchez, ha risposto con una dichiarazione che suona come un monito: «La solidarietà è facoltativa», un'affermazione che sembra fotografare lo stato delle relazioni all'interno dell'Unione Europea, dove ogni paese tende a chiudersi a riccio di fronte alle emergenze condivise.
La rottura tra Roma e Madrid è ormai un fatto politico, e la decisione del governo italiano, seppur formalmente temporanea, appare come un segnale forte lanciato al resto d'Europa, in un momento in cui l'asse franco-tedesco vacilla e i singoli stati membri si arrogano il diritto di decidere sovranamente sulle proprie frontiere.
La lunga attesa dei migranti
Mentre i vertici politici discutono di sovranità e accordi internazionali, il dramma umano a Ceuta rimane in secondo piano. I migranti, accampati in condizioni disperate, raccontano di essere stati ingannati dalle promesse di un passaggio facile, di aver creduto che la porta dell'Europa fosse spalancata per poi trovarsi di fronte a un muro. «Ci hanno ingannato, nessuno ci vuole», è il grido che si leva tra le tende improvvisate e i cartoni stesi a terra.
La città, dal canto suo, cerca di gestire un'emergenza che ne mette a dura prova le strutture e la pazienza, mentre le autorità locali e la protezione civile lavorano per distribuire beni di prima necessità a una folla che non accenna a diminuire. Sul mare della frontiera più piccola d’Europa galleggiano ancora centinaia di ciabatte e oggetti abbandonati, testimoni silenziosi di una speranza che per molti si è infranta sulla battigia.
La decisione dell'Italia di sospendere Schengen, al di là delle implicazioni legali, rappresenta un altro tassello di quella frattura che sta ridisegnando i confini dell'Europa, in un gioco di responsabilità che sembra scaricare sempre il peso più grande su chi, come Mahdi, cerca soltanto un futuro diverso da quello che gli è stato negato.
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