Re Carlo e Camilla atterrano negli Usa, tra i veleni diplomatici e la gaffe della regina
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Redazione Esteri
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È atterrato alla Joint Base Andrews, nel Maryland, il volo che ha portato negli Stati Uniti re Carlo III e la regina Camilla, dando il via ufficiale a quella che si preannuncia come una visita di stato dai risvolti altamente simbolici, seppur avvolta in un clima di palpabile tensione diplomatica. La coppia reale britannica, accolta sulla pista dell’aeroporto militare dall’ambasciatrice americana Monica Crowley – capo del Protocollo degli Stati Uniti – e dall’ambasciatore britannico Christian Turner, si prepara a quattro giorni di impegni che spazieranno dalla cena di stato alla Casa Bianca fino al storico discorso al Congresso. L’obiettivo, non dichiarato ma chiaramente percepibile, della corona britannica è quello di ricucire uno strappo evidente nei rapporti tra Londra e Washington, una frizione che recentemente ha visto il presidente Donald Trump scagliarsi ripetutamente contro il premier Keir Starmer, accusato da Washington di avere una posizione "terribile" riguardo al conflitto in Iran.
Mentre la macchina del cerimoniale diplomatico si metteva in moto, un episodio di cronaca mondana ha catturato l’attenzione dei media, restituendo un’immagine inedita e quasi umana della rigida etichetta reale. Le prime immagini dell’arrivo ritraggono la regina Camilla protagonista di una piccola, eppure significativa, gaffe: subito dopo essere scesa dalla scaletta dell’aereo, la sovrana ha iniziato a incamminarsi verso l’auto di rappresentanza, dimenticando forse l’usanza che vuole i reali attendere, immobili, l’esecuzione degli inni nazionali. Dopo pochi passi, è stato il marito, re Carlo, a richiamarla discretamente al suo posto, un gesto di silenziosa autorità che ha ricondotto la scena nell’alveo del formalismo più stretto. Il momento, sebbene imbarazzante, ha offerto uno spaccato meno oleografico della famiglia reale, in netto contrasto con la rigidità degli eventi ufficiali in programma.
Il peso di un’agenda fitta di impegni tra giardini e aule parlamentari
Il calendario degli eventi, che proseguirà senza sosta nei prossimi giorni, ha subito un’accelerazione con l’arrivo dei sovrani alla residenza presidenziale, dove sono stati accolti da Donald e Melania Trump. La First Lady, impeccabile in un completo giacca e gonna di un acceso colore giallo, ha fatto da contraltare cromatico alla regina Camilla, anch’essa vestita di chiaro, in una coreografia studiata per i fotografi prima dell’ingresso nello Studio Ovale. Il programma – che si inserisce anche nelle celebrazioni per il 250° anniversario dell’indipendenza americana – prevede una serie di incontri a livelli crescenti: si va dal tè informale nei saloni privati fino al solenne banchetto di stato, passando per la visita agli alveari del South Lawn, un omaggio alle battaglie ambientaliste care a Carlo.
C’è però un appuntamento che spicca su tutti, previsto per la giornata centrale della visita: il discorso di Carlo III davanti al Congresso riunito. Si tratta di un evento rarissimo, una liturgia laica che solo un altro monarca britannico prima di lui, la regina Elisabetta II nel lontano 1991, ha avuto l’onore di calcare. Sarà l’occasione per il sovrano, che in passato da principe di Galles ha visitato il paese per diciannove volte, di mettere da parte le scaramucce politiche tra i rispettivi governi per concentrarsi sui legami storici e culturali che uniscono le due sponde dell’Atlantico. Mentre lui parlerà alle camere, la regina Camilla parteciperà a iniziative parallele dedicate ai giovani e alla cultura, un tentativo di mostrare il "soft power" della monarchia proprio nel momento in cui i rapporti tra Trump e Starmer toccano il punto più basso a causa delle divergenze sulla politica estera.
La tensione per la sicurezza dopo l’attentato a Trump
Sebbene l’arrivo sia avvenuto senza intoppi, l’ombra della sicurezza ha inevitabilmente condizionato l’atmosfera di questo viaggio. La decisione di procedere con la visita è stata confermata solo dopo frenetici colloqui tra Buckingham Palace e l’amministrazione statunitense, in seguito a un grave episodio di cronaca nera che ha scosso la capitale. Nella notte di sabato, durante la tradizionale cena dei corrispondenti della Casa Bianca, un uomo armato è stato fermato e arrestato dalle autorità in quello che è stato descritto come un tentativo di attentato ai danni del presidente Trump.
Fonti di palazzo hanno rivelato che i reali, seppur "profondamente grati" per le garanzie ricevute, hanno richiesto misure aggiuntive per il proprio convoglio, con livelli di scorta e protocolli anti-intrusione elevati al massimo grado. In una recente intervista, lo stesso Trump ha cercato di sdrammatizzare, assicurando che il monarca britannico "sarà molto sicuro" durante la sua permanenza e definendo i terreni della Casa Bianca come un rifugio assolutamente invalicabile. L’episodio, ancora avvolto nell’indagine giudiziaria, ha reso questa accoglienza molto più blindata rispetto agli standard abituali, costringendo i servizi segreti a ricalcolare i perimetri di sicurezza per ogni spostamento della coppia reale nel fitto programma di oggi.
Un arrivederci a suon di salve di cannone
Dopo il breve incontro faccia a faccia tra Carlo e Trump – durante il quale non sono trapelate dichiarazioni ufficiali ai cronisti presenti – l’agenda si prepara a entrare nel vivo con la cerimonia formale di benvenuto che si terrà martedì. Ci si aspetta una parata militare con centinaia di soldati in divisa, onori completi accompagnati da 21 colpi di cannone, l’esecuzione degli inni e la classica rassegna delle truppe. Per la regina Camilla, si tratta di una prova di resistenza non indifferente, lei che appena atterrata ha mostrato un’ingenuità che il severo cerimoniale anglosassone non perdona facilmente.
L’itinerario proseguirà poi verso New York, dove i reali visiteranno il memoriale dell’Undici Settembre, per poi concludersi in Virginia subito prima del rientro nel Regno Unito. Nel frattempo, le tensioni politiche restano un sottofondo costante: nonostante l’affetto personale che Trump ha più volte dichiarato di provare nei confronti di Carlo – definito dallo stesso presidente "un grande amico" – la posizione del premier laburista Keir Starmer sul conflitto in Iran continua a rappresentare un’area di forte attrito. Eppure, almeno per le prossime ore, il peso della diplomazia istituzionale tenterà di mettere una pezza ai dissapori, affidando a un re, più che a un politico, il compito di tessere la trama della "relazione speciale" tra i due paesi.




