Uccise il rapinatore che gli aveva sparato, il gip archivia l'accusa di omicidio per l'imprenditore di Centola

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notte del 22 giugno 2025, nella frazione di Foria di Centola, in provincia di Salerno, un imprenditore ha vissuto momenti di terrore quando tre rapinatori sono entrati nella sua villetta. Aurelio Valiante, questo il nome del padrone di casa, ha sentito dei rumori provenire dal piano inferiore, ha preso il fucile che deteneva regolarmente e si è trovato faccia a faccia con i malviventi, che avevano già messo le mani su gioielli e su una pistola custodita nella cassaforte dell'abitazione.

La fuga dei banditi è degenerata in uno scontro a fuoco: uno di loro ha esploso dei colpi in direzione dell'uomo, che ha reagito sparando a sua volta. Nella sparatoria, avvenuta nel giardino della proprietà, ha perso la vita Rivaldo Rusi, un ventiseienne di nazionalità albanese, mentre un altro rapinatore, Xhuljan Curti, è rimasto gravemente ferito.

La decisione del giudice: archiviazione per legittima difesa

A distanza di oltre un anno dai fatti, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Vallo della Lucania, Giuseppe Saponiero, ha accolto la richiesta della Procura e ha disposto l'archiviazione delle accuse di omicidio e lesioni personali nei confronti dell'imprenditore. Il provvedimento si basa sulle perizie balistiche che hanno confermato la ricostruzione fornita da Valiante, dimostrando che l'uomo rispose a un'aggressione armata.

Secondo gli accertamenti, i rapinatori utilizzarono contro di lui la stessa pistola che gli avevano appena rubato e gli esami tecnici hanno verificato la compatibilità delle traiettorie con la versione del proprietario di casa, il quale, in condizioni di buio e concitazione, non disponeva di alternative concrete alla reazione.

Il giudice ha riconosciuto la piena operatività della scriminante della legittima difesa, come prevista dall'articolo 52 del Codice Penale, una tesi sostenuta dalla stessa accusa e basata sull'evidenza che Valiante fu costretto a ripararsi dietro un pilastro del portico per sottrarsi ai colpi esplosi dai malviventi.

La posizione del rapinatore sopravvissuto e il quadro probatorio

Nel corso delle indagini, gli inquirenti hanno ritenuto non attendibili le dichiarazioni rese dal rapinatore sopravvissuto, Xhuljan Curti, le quali sono state in più punti smentite dai rilievi tecnici. L'uomo aveva negato informazioni sui complici e persino gli spari rivolti contro Valiante, ma le prove balistiche hanno dimostrato il contrario, rafforzando la posizione dell'imprenditore.

La decisione del gip, che ha archiviato il procedimento penale, è stata accolta con soddisfazione dalla difesa, che ha visto riconosciuta la buona fede del proprio assistito, il quale agì per difendere la propria vita all'interno della sua proprietà privata, utilizzando tra l'altro un'arma legalmente detenuta.

La vicenda dell'occultamento del cadavere e la reazione della difesa

Il capitolo giudiziario non si chiude del tutto per Valiante, che dovrà infatti rispondere, in concorso con il fratello, del reato di occultamento di cadavere. Dopo la sparatoria, il corpo del rapinatore ucciso venne inizialmente nascosto in un dirupo e l'imprenditore, quando chiamò le forze dell'ordine, dichiarò solo il ferimento di uno dei fuggitivi.

Solo in un secondo momento, presentandosi spontaneamente in Procura, l'uomo ammise l'uccisione del bandito e accompagnò i carabinieri nel luogo dove aveva occultato il cadavere, un comportamento che, sebbene abbia portato al recupero della salma, è stato ritenuto censurabile sotto il profilo morale e giuridico.

L'avvocato difensore, Antonello Natale, ha espresso piena soddisfazione per il riconoscimento della legittima difesa sul piano giuridico, sottolineando al contempo il profondo rammarico per la tragica perdita di una vita umana e la sincera vicinanza ai familiari della vittima.

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