Scuola, il governo commissaria Sardegna, Emilia-Romagna, Toscana e Umbria per il dimensionamento

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell'Istruzione Valditara, ha deciso di commissariare le regioni Sardegna, Emilia-Romagna, Toscana e Umbria per l'attuazione del piano di dimensionamento scolastico. Un provvedimento, secondo l'esecutivo, reso ineludibile dalla necessità di rispettare le scadenze del Piano nazionale di ripresa e resilienza e di avviare senza intoppi le procedure per le iscrizioni al prossimo anno scolastico. La decisione, che assegna ai direttori degli Uffici scolastici regionali il compito di procedere agli accorpamenti, è stata bollata dalle opposizioni, che governano tutte e quattro le regioni coinvolte, come un attacco politico alla scuola pubblica e all'autonomia territoriale.

La posizione del ministero e i ricorsi respinti

Valditara ha respinto le accuse di strumentalizzazione, spiegando che si è intervenuti perché quelle regioni, nonostante le due deroghe concesse negli anni passati – il cui costo è stato quantificato in sedici milioni di euro – risultavano essere le uniche a non avere ancora eseguito gli accorpamenti previsti. Il ministro ha inoltre precisato che le motivazioni delle amministrazioni regionali, le quali sostengono di avere già un numero di scuole commisurato alla popolazione studentesca, sarebbero state confutate da una serie di pronunce giurisdizionali. A dare ragione al ministero, infatti, sarebbero state due sentenze e un'ordinanza della Corte Costituzionale, oltre a sei pronunce del Consiglio di Stato e tre del Tar, le quali hanno respinto i ricorsi presentati dalle regioni.

L'operato dei commissari e il caso sardo

Tra i direttori chiamati a operare in veste di commissari ad acta figura Francesco Feliziani, per la Sardegna, a cui è affidata la responsabilità di procedere all'accorpamento di nove istituti sull'isola. Feliziani, che ha garantito di applicare linee guida improntate al buonsenso e di non creare "scuole-mostro", ha ricordato come il parametro minimo sia fissato in quattrocento alunni per istituto e come in Sardegna esistano realtà scolastiche che si trovano "al limite dell'ingovernabilità". Il suo incarico, al pari di quello degli altri direttori regionali, si concentrerà quindi sull'attuazione degli atti amministrativi che le giunte, definite "ribelli", avevano sino a oggi omesso di adottare.

Uno scontro che va oltre la gestione scolastica

La vicenda, che vede il governo centrale e alcune regioni a guida di centrosinistra contrapposti su un tema tecnico-amministrativo, rivela tensioni più ampie sul governo del sistema educativo e sull'uso dei fondi europei. La posta in gioco, come sottolineato dalle parti, non è di poco conto: da un lato, c'è il rischio di perdere risorse del Pnrr se le scadenze non vengono rispettate; dall'altro, si sollevano questioni circa l'effettiva autonomia decisionale degli enti territoriali in materie delicate come l'organizzazione della rete scolastica. Il commissariamento, dunque, segna un momento di frizione istituzionale, il cui esito pratico sarà la riorganizzazione, per decreto ministeriale, di una fetta significativa del panorama scolastico in quattro regioni.

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