Spalletti: "L'Italia è il mio rimpianto, Acerbi non dice la verità"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Luciano Spalletti, intervenendo al Festival dello Sport di Trento, ha fatto della sua esperienza in Nazionale il cuore di una riflessione amara e al tempo stesso speranzosa. L’allenatore toscano, che ha definito l’esonero estivo un “grande rimpianto”, ha analizzato con franchezza i propri errori, ammettendo di aver “intasato” i giocatori con un trasferimento eccessivo del proprio amore per il calcio. “Li ho un po’ intasati tra cose dette e richieste”, ha spiegato, sottolineando come, di fronte alle molte pressioni che gravano sugli atleti contemporanei, sia oggi più che mai necessario un approccio più leggero, quasi di alleggerimento. Quel periodo azzurro, che pure lo ha segnato profondamente, viene da lui riassorbito in una personale filosofia di vita, secondo la quale a un evento negativo ne deve seguire uno positivo.

Il rapporto con i calciatori e la questione Acerbi

Spalletti ha poi approfondito la natura del suo legame con i giocatori, un rapporto che lui stesso ha paragonato a quello di un padre, caratterizzato da una difesa a spada tratta. È in questo contesto, fatto di protezione e lealtà, che si inserisce il netto riferimento al difensore Francesco Acerbi, sul quale l’allenatore si è espresso senza mezzi termini, affermando che “Acerbi non dice la verità”. Una dichiarazione che, sebbene non accompagnata da ulteriori dettagli espliciti, getta un’ombra su un episodio che evidentemente ha incrinato quella fiducia che il ct considera fondativa, e che richiede, per essere mantenuta, un costante lavoro di equilibratura da parte di chi guida il gruppo.

Le ragioni dell'addio a Napoli

Oltre alla parentesi azzurra, Spalletti ha chiarito le circostanze che lo hanno portato a lasciare il Napoli dopo il trionfo scudetto. La decisione, ha rivelato, non fu dettata da questioni contrattuali ma da una dinamica di potere ben precisa. “Sono andato via da Napoli perché il presidente De Laurentiis aveva preso il sopravvento”, ha dichiarato, specificando come non ci fossero state trattative per un rinnovo né, tantomeno, un semplice “pensiero” volto a farlo sentire desiderato. Una mancanza di riconoscimento che, più di qualsiasi offerta economica, ha reso inevitabile la separazione.

La top eleven e lo sguardo al futuro

Nel corso della sua ampia narrazione, l’allenatore ha anche svelato la sua top eleven personale, la formazione ideale composta dai migliori giocatori che ha avuto l’opportunità di allenare nei club, citando tra questi Edin Dzeko. Questo esercizio di memoria si è intrecciato con una visione del futuro non definita nei particolari ma carica di ottimismo. Pur riconoscendo la difficoltà di “dimenticare” l’esonero, Spalletti si è detto un uomo “fortunatissimo”, convinto che qualcosa di bello lo attenderà, senza però aggiungere alcuna indicazione su quali possano essere i suoi prossimi passi professionali.

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