Chico Forti esce dal carcere per lavorare: sarà pizzaiolo e maestro di surf
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Redazione Interno
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Dalle onde dell’oceano Atlantico, teatro della sua giovinezza sportiva e del suo incubo giudiziario, a quelle placide del lago di Garda, dove oggi insegnerà windsurf a ragazzi con disabilità: la vita di Chico Forti compie un’altra, significativa, virata. Il Tribunale di Sorveglianza di Venezia, infatti, ha concesso al sessantaseienne trentino il beneficio previsto dall’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario, che gli permetterà di uscire dal carcere di Montorio, dove è detenuto da un anno e mezzo dopo l’estradizione dagli Stati Uniti, per svolgere attività lavorativa. Una decisione che, come ha spiegato il garante dei detenuti del Comune di Verona, segna un passo concreto nel percorso di trattamento penitenziario, aprendo una fase nuova sebbene la condanna all’ergastolo inflittagli dalla Corte Suprema della Florida per l’omicidio di Dale Pike rimanga ferma.
Le attività concesse: dalla pizza al windsurf inclusivo
Le porte dell’istituto di pena veronese, dunque, si apriranno per consentirgli di dedicarsi a due impegni ben distinti. Da un lato, Forti lavorerà come pizzaiolo nella città scaligera, un mestiere che richiede disciplina e manualità; dall’altro, tornerà al suo elemento naturale, l’acqua, ma con un ruolo completamente diverso e sociale, quello di istruttore di windsurf per persone con disabilità. Un’attività, quest’ultima, che si svolgerà proprio sulle rive del Benaco, lago a lui familiare, trasformando una competenza sportiva d’élite in uno strumento di inclusione e riabilitazione, sia per i destinatari delle lezioni che, presumibilmente, per lui stesso.
Il percorso giudiziario e la posizione della difesa
Questa concessione arriva dopo che, nel febbraio del 2025, l’uomo aveva già ottenuto un permesso per recarsi a Trento a far visita alla madre anziana, e segue una richiesta di liberazione condizionale che non aveva avuto esito positivo. La vicenda legale di Forti, del resto, è da anni al centro di un dibattito intenso, caratterizzato da un iter giudiziario molto complesso che lo ha visto, nel 2023, essere accolto in Italia dalla premier Meloni dopo la lunga detenzione negli Stati Uniti. Il suo legale, Alessandro Favazza, ha sottolineato come la possibilità di lavorare all’esterno non costituisca un privilegio ma rappresenti piuttosto il cuore del sistema rieducativo, permettendo al detenuto di ricostruire, seppur parzialmente e sotto controllo, un legame con il mondo oltre le mura del penitenziario.
Una nuova quotidianità tra impegno e limiti
La nuova vita di Chico Forti si articolerà quindi in un equilibrio delicato, scandito tra gli orari di lavoro e il ritorno in cella, in una sospensione tra libertà vigilata e reinserimento. Mentre le indagini sull’omicidio per cui è stato condannato – un caso di cronaca nera internazionale che ha visto la vittima, Dale Pike, figlio di un imprenditore con cui Forti stava trattando un affare immobiliare a Ibiza – restano un capitolo chiuso per la giustizia americana, in Italia si scrive ora un paragrafo fatto di gesti quotidiani. Impastare la pizza o spiegare le andature del vento a un allievo disabile diventano, in questo contesto, gli elementi pratici di un percorso penitenziario che punta, almeno nelle intenzioni della legge, alla redenzione attraverso il contributo attivo alla società.
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