L'Oms: il 45% delle demenze può essere prevenuta o rallentata con stile di vita, alimentazione e integratori
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Redazione Salute
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Non esiste ancora una cura per la demenza, eppure l'Organizzazione mondiale della sanità ha appena ribadito un concetto che cambia radicalmente il nostro modo di affrontare questa sfida sanitaria: quasi la metà dei casi potrebbe essere prevenuta o quantomeno ritardata. A dirlo sono le nuove linee guida sull'argomento, pubblicate a distanza di sei anni dalla precedente edizione, che aggiornano le raccomandazioni sulla base delle evidenze scientifiche emerse in questo lasso di tempo. Un'occasione per fare chiarezza su cosa funziona davvero e cosa, invece, è meglio lasciare perdere.
Il peso di una patologia che riguarda milioni di persone
Secondo i dati diffusi dall'Oms, nel mondo sono oltre 57 milioni le persone che convivono con una qualche forma di demenza, con circa 10 milioni di nuove diagnosi ogni anno. La malattia di Alzheimer, da sola, rappresenta tra il 60 e il 70 per cento di tutti i casi, ma la demenza non è soltanto una questione di memoria: incide sulla capacità di pensare, di agire e, in definitiva, sull'indipendenza e la dignità della persona. Il costo globale di queste patologie si aggira intorno ai 1.
300 miliardi di dollari l'anno, una cifra che in gran parte riflette il peso dell'assistenza non retribuita fornita da familiari e amici. Di fronte a questi numeri, l'aggiornamento delle linee guida rappresenta un passaggio cruciale per i sistemi sanitari di tutto il mondo.
I fattori di rischio modificabili: cosa dice l'Oms
La novità più rilevante introdotta dalle linee guida 2026 è la stima, per la prima volta così esplicita, secondo cui fino al 45 per cento del rischio di demenza è attribuibile a fattori su cui è possibile intervenire. Non si tratta di un dato teorico, ma di una valutazione che combina l'impatto di comportamenti scorretti, condizioni cliniche e, per la prima volta, anche fattori ambientali come l'inquinamento atmosferico.
Tra i fattori modificabili figurano il fumo, il consumo eccessivo di alcol, l'inattività fisica, l'isolamento sociale, l'ipertensione, il diabete e l'ipercolesterolemia. Una novità importante è l'inserimento dell'esposizione all'inquinamento tra le raccomandazioni, che amplia il raggio d'azione della prevenzione oltre le scelte individuali.
Per la prima volta, infatti, l'Oms riconosce che la qualità dell'aria che respiriamo può influire sul declino cognitivo, suggerendo ai governi di adottare politiche pubbliche per ridurre questo fattore di rischio.
I comportamenti raccomandati: dall'attività fisica alla gestione delle patologie
Le linee guida insistono su interventi concreti e già noti alla maggior parte delle persone: aumentare l'attività fisica moderata, smettere di fumare, ridurre il consumo di alcol e seguire un'alimentazione sana. Ma non si fermano qui. Viene raccomandata anche la stimolazione cognitiva, il mantenimento di una vita sociale attiva e, per chi ne ha bisogno, l'uso di apparecchi acustici, che sembrano ridurre il rischio di declino nelle persone con problemi di udito.
Un altro punto centrale riguarda la gestione delle patologie cardiometaboliche: tenere sotto controllo pressione, colesterolo e glicemia non serve solo al cuore, ma anche al cervello. L'Oms sottolinea inoltre che la prevenzione non può essere lasciata solo all'iniziativa del singolo: servono servizi sanitari integrati e politiche pubbliche che rendano più facile per tutti adottare stili di vita sani.
Un no deciso agli integratori (salvo carenze)
Sul tema degli integratori, le indicazioni sono nette e forse sorprendenti per molti. L'Oms sconsiglia esplicitamente il ricorso a vitamine del gruppo B, vitamina E, omega-3 e multivitaminici per ridurre il rischio di declino cognitivo o demenza, in assenza di una carenza diagnosticata. La ragione è semplice: non ci sono prove sufficienti che i benefici di questi integratori possano superare i possibili effetti collaterali.
In altre parole, assumere integratori nella speranza di proteggere il cervello è, per l'organizzazione, una strategia inefficace e potenzialmente dannosa. Piuttosto, la raccomandazione è quella di concentrarsi su interventi multidominio, cioè su programmi personalizzati che agiscano contemporaneamente su più fattori di rischio.




