La procura di Palermo ricorre in Cassazione contro l’assoluzione di Salvini nel caso Open Arms
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Redazione Interno
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La procura di Palermo, dopo la sentenza che lo scorso dicembre ha assolto Matteo Salvini nel processo Open Arms, ha deciso di non arrendersi. I magistrati, convinti che la decisione dei giudici sia "viziata" da errori di diritto, hanno presentato un ricorso direttamente alla Corte di Cassazione, saltando l’Appello. Si tratta del cosiddetto "ricorso per saltum", uno strumento eccezionale che, se accolto, potrebbe riaprire il caso e riportare il leader leghista alla sbarra.
La vicenda risale all’agosto del 2019, quando Salvini, allora ministro dell’Interno, negò l’approdo alla nave Open Arms, lasciando per giorni 177 migranti in mare. L’accusa era di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio, ma il tribunale di Palermo lo ha assolto con formula piena, sostenendo che "il fatto non sussiste". I giudici hanno ritenuto che l’Italia non fosse obbligata a concedere lo sbarco, riconoscendo la legittimità delle scelte del governo.
La difesa di Salvini, da parte sua, ribadisce che la sentenza è "solida" e ben argomentata, mentre il leader della Lega parla di un "complotto internazionale" contro chi difende i confini. "Bolsonaro ai domiciliari, Le Pen condannata, Orbán sotto ricatto e il primo partito tedesco praticamente messo fuorilegge – ha detto Salvini – Mi sembra ci sia una chiara regia in stile Soros".
Quello che emerge, al di là delle polemiche, è un conflitto giuridico e politico che non si placa. La procura di Palermo, ritenendo che la sentenza contenga errori interpretativi, ha scelto una strada rara ma non inedita, puntando a un riesame della decisione da parte della Suprema Corte. Se la Cassazione accoglierà il ricorso, il processo potrebbe riaprirsi, riaccendendo un dibattito che va ben oltre la singola vicenda giudiziaria.




