Approvata la riforma elettorale alla Camera, opposizioni in piazza con i cartelli: "Meloni ha fallito"
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Redazione Interno
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Dopo una lunga giornata segnata da tensioni e dai roventi toni dello scontro politico, l'Aula della Camera ha dato il via libera definitivo al disegno di legge di riforma del sistema elettorale, a firma del centrodestra. Il provvedimento – che rappresenta una delle principali battaglie dell'esecutivo – è passato con 217 voti favorevoli, 152 contrari e due astenuti; la votazione finale, richiesta dalle opposizioni, si è tenuta a scrutinio segreto, una modalità che ha aggiunto ulteriore suspence all'esito del conteggio.
L'esito, salutato con un fragoroso applauso di esultanza dai banchi della maggioranza, sancisce il primo, importante via libera di Montecitorio, sebbene il testo sia ora destinato all'esame del Senato, dove il confronto si preannuncia altrettanto acceso.
La bagarre in Aula e la protesta con i cartelli
Ma prima ancora che lo scrutinio si chiudesse, l'emiciclo è stato teatro di una bagarre che ha rievocato i momenti più concitati della precedente legislatura. Poco dopo l'intervento in dichiarazione di voto del deputato di Fratelli d'Italia Giovanni Donzelli, gli esponenti dei partiti di opposizione si sono alzati in piedi, sventolando cartelli di protesta con scritte provocatorie e inequivocabili: "Meloni ha fallito", "La maggioranza non esiste più: a casa!", "Legge truffa" e "Legge incostituzionale".
La tensione è salita rapidamente fino a quando il Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, è intervenuto più volte per richiamare all'ordine i deputati, mentre i commessi tentavano di rimuovere i cartelli per riportare la calma in Aula; tra i più animati, il deputato di Più Europa Riccardo Magi ha sventolato anche un'enorme scheda elettorale con la scritta "il tuo voto non conta", scatenando un alterco verbale con alcuni deputati di Forza Italia.
Le dichiarazioni di Schlein: "Meloni ha tradito"
A gettare benzina sul fuoco, nelle dichiarazioni di voto che hanno preceduto la protesta, sono state le parole durissime della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein. Rivolta direttamente alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, la leader dem ha ribaltato l'accusa di tradimento che aleggiava sull'Aula: "È lei, presidente Meloni, che ha tradito la fiducia degli italiani e anche quella dei suoi alleati, inseguendo Vannacci con il voto sull'emendamento Ziello".
Schlein ha poi sottolineato come la maggioranza, uscita sconfitta per un solo voto nei giorni scorsi su un emendamento chiave, sia ormai "un colabrodo" e abbia perso la sua ragione d'essere, accusando il governo di concentrare tutte le sue energie sulla riforma elettorale per paura di perdere le elezioni, anziché occuparsi di problemi reali come i salari, le morti sul lavoro e le ondate di calore.
"Noi lavoreremo per vincere con qualunque legge elettorale e per mandarvi a casa", ha concluso la segretaria dem, ribadendo l'impegno delle opposizioni a contrastare l'esecutivo su tutti i fronti.
L'attacco di Conte: "Un imbuto per imbullonarvi"
Ancora più esplicito e feroce è stato il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che ha definito la riforma una "legge truffa", concepita per blindare il potere del capo e per "imbullonare i parlamentari alle poltrone", trasformando la tanto sbandierata stabilità in una pericolosa inamovibilità.
"Questa legge è fatta per restituire ancor più potere al capo e per alterare la realtà, ma gli italiani non sono sciocchi", ha tuonato Conte, il quale ha anche lanciato un monito alla maggioranza, promettendo una battaglia senza quartiere per impedire al governo di consolidare il proprio potere. Con un riferimento velenoso al Quirinale, Conte ha infine ammonito: "Il Quirinale non sarà mai Colle Oppio", chiarendo che le prerogative del Capo dello Stato, a suo avviso, non devono essere intaccate da questa riforma.
I festeggiamenti della maggioranza e la replica di Donzelli
Dal canto suo, la maggioranza ha accolto il risultato con manifesta soddisfazione, celebrato in piedi il traguardo raggiunto e applaudito il responsabile organizzativo di FdI, Giovanni Donzelli, che durante il suo intervento aveva difeso la riforma come uno strumento necessario per restituire credibilità e stabilità al Paese, lanciando una stoccata alle opposizioni.
Donzelli ha ribattuto alle accuse di legge "truffa" e "incostituzionale" definendole infondate, e ha sottolineato che il nuovo meccanismo elettorale impedirà il ritorno a maggioranze fragili, paragonandole, con una battuta, alla "stabilità inferiore delle coppie di Temptation Island". Il provvedimento, ora approdato a Palazzo Madama, si appresta a vivere un nuovo capitolo della sua tormentata navigazione parlamentare, mentre la tensione politica in Italia resta altissima.




