Horner, dopo l'addio alla Red Bull sogna un team in proprio
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Redazione Sport
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Christian Horner ha chiuso, e non solo metaforicamente, un capitolo fondamentale della sua carriera. Dopo due decenni al vertice della Red Bull Racing, un periodo durante il quale la scuderia di Milton Keynes è passata da promettente newcomer a dominatrice incontrastata del circus, l’addio è stato sancito da un accordo economico senza precedenti. La buonuscita, stimata tra i novanta e i cento milioni di euro, chiude un rapporto professionale che si è interrotto bruscamente lo scorso luglio, quando la Red Bull GmbH lo sollevò dagli incarichi operativi dopo il Gran Premio di Gran Bretagna.
L’accordo, raggiunto dopo settimane di trattative riservate e reso noto da testate come The Times e il Daily Mail, non rappresenta soltanto un conguaglio finanziario ma riflette appieno il peso dell’uomo all’interno dell’organizzazione. Horner, infatti, non era semplicemente il team principal della squadra corse; ricopriva anche il ruolo di direttore di Red Bull Powertrains e di Red Bull Advanced Technologies, due divisioni strategiche per lo sviluppo tecnologico del gruppo. La sua influenza, quindi, si estendeva ben oltre il muro del box, toccando il cuore stesso del progetto motoristico futuro.
Ora, per il manager cinquantunenne inizia un periodo di “gardening leave”, una pausa forzata che dovrebbe protrarsi almeno fino alla prossima estate. Un intervallo che, se da un lato lo allontana temporaneamente dal paddock, dall’altro gli garantisce la libertà di pianificare un ritorno già a partire dalla stagione 2026. È in questo lasso di tempo che Horner, stando a quanto trapela, maturerà le sue mosse successive, con l’obiettivo chiaro di emulare il percorso di un altro grande avversario, Toto Wolff della Mercedes, divenuto nel tempo proprietario di una quota significativa del proprio team.




