Psicologi trentini in Svizzera per l'"attesa sospesa" dopo l'incendio di Capodanno
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Redazione Interno
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Manuel Vassallini e Maurizio Casagranda, psicologi volontari dell'associazione Psicologi per i Popoli - Trentino, operano da giorni a Crans Montana, dove un furioso incendio divampato nella notte di San Silvestro all'interno del locale "Le Constellation" ha causato quaranta vittime. Il loro compito, come spiega Vassallini, è quello di accompagnare i familiari e gli amici delle persone coinvolte in quella che definisce un'"attesa sospesa", una condizione psicologica di limbo angoscioso, paragonabile a quella vissuta dopo il crollo seracco sulla Marmolada, nella quale si trovano coloro che aspettano notizie sui propri cari, dispersi o non ancora formalmente identificati. Il loro intervento, professionale e discreto, si concentra sull'ascolto e sulla gestione di questo stato di sospensione, mentre le autorità svizzere portano avanti le complesse operazioni di riconoscimento.
Il tragico bilancio e le indagini della procura
Tra le prime vittime identificate, tutte giovanissime, figurano tre italiane minorenni, originarie di Bologna, Milano e Genova, mentre il decesso di altre otto persone, giovani di nazionalità svizzera, è stato confermato. La magistratura elvetica, che coordina le indagini, ha posto sotto accusa per omicidio colposo i due proprietari del nightclub; gli inquirenti, pur confermando la presenza formale di una uscita di sicurezza, stanno valutando le dichiarazioni di alcuni testimoni secondo i quali quella via di fuga risultava bloccata, il che avrebbe impedito a molti di mettersi in salvo. Elemento centrale delle indagini è la composizione della schiuma insonorizzante che rivestiva le pareti del locale, la quale, prendendo fuoco con rapidità devastante, avrebbe contribuito in modo decisivo alla tragedia. Altri sei ragazzi italiani risultano ancora dispersi, mentre due giovani gravemente ustionati, ricoverati in una struttura specialistica a Zurigo, sono con "ragionevole certezza" connazionali.
Un lutto che si elabora sui social network
La dimensione del dolore, in una tragedia che ha colpito prevalentemente adolescenti e giovani adulti, trova espressione anche nello spazio digitale, assumendo forme nuove e intime. La scomparsa di Sofia Prosperi, quindicenne di Bologna, ha generato su Tik Tok un flusso commovente di ricordi e di cordoglio, lontano dalla logica dei contenuti virali e spettacolari. I suoi coetanei hanno trasformato la piattaforma in un diario collettivo, pubblicando screenshot di conversazioni private su WhatsApp, frammenti di dialoghi carichi di smarrimento e breve video commemorativi, creando uno spazio riservato dove elaborare lo choc per una perdita improvvisa. È una grammatica del lutto spontanea e genuina, che riflette l'età delle vittime e il loro modo di abitare la rete.
Il lavoro silenzioso nell'ombra della sciagura
Accanto al procedere giudiziario e al rumore mediatico, prosegue instancabile il lavoro di supporto portato avanti dai due psicologi trentini, il cui obiettivo non è fornire risposte immediate – che spettano esclusivamente alle autorità investigative – ma sostenere le famiglie nel percorso tortuoso dell'identificazione e nel primo impatto con un vuoto incolmabile. La loro presenza, in coordinamento con le istituzioni locali, rappresenta un presidio umano essenziale in uno scenario internazionale segnato dalla fatalità e, forse, da negligenze che dovranno essere accertate in sede processuale. Il loro focus rimane quell'"attesa sospesa", un intervallo di tempo carico di angoscia in cui il sostegno psicologico cerca di offrire un punto di riferimento, un ascolto competente di fronte a domande che, per ora, non hanno risposta.




