Tasse sugli extraprofitti, scontro tra Lega e Forza Italia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le tasse sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere dividono Lega e Forza Italia proprio mentre le risorse per contrastare l’aumento dei prezzi dei carburanti scarseggiano. L’ipotesi di intervenire sui guadagni extra è stata messa in naftalina dal governo Meloni: ufficialmente pesa la mancanza di un ombrello europeo, ma nel confronto interno alla maggioranza emerge soprattutto la distanza tra i due partiti. La Lega è favorevole a una tassazione degli extraprofitti, mentre Forza Italia resta nettamente contraria. Una frattura che si aggiunge allo scontro sul risiko bancario e rende più difficile trovare nuove coperture mentre il governo deve affrontare contemporaneamente il nodo dei carburanti e quello delle risorse per i cantieri pubblici.

Extraprofitti, la divisione tra Lega e Forza Italia

Il tema è tornato al centro del dibattito dopo il via libera in Consiglio dei ministri a una nuova proroga dello sconto sul gasolio, indicata come l’ultima secondo quanto filtra da Palazzo Chigi. Il taglio delle accise comporta un costo di 10 milioni di euro al giorno e riporta quindi l’attenzione sulle possibili risorse necessarie per sostenere l’intervento. In questo quadro riemerge la proposta di tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere, già al centro di un precedente intervento durante il governo Draghi nel 2022. La possibilità di utilizzare nuovamente questo strumento, però, incontra una netta opposizione dentro la stessa maggioranza, con Lega e Forza Italia schierate su posizioni opposte.

Per la Lega la tassazione dei guadagni extra resta una strada percorribile, mentre Forza Italia si oppone con decisione. È proprio questo contrasto a rendere più evidente una delle ragioni che hanno portato il governo Meloni ad accantonare l’ipotesi di una nuova tassa sulle compagnie petrolifere. La motivazione ufficiale richiama l’assenza di una cornice europea, ma il confronto politico evidenzia anche il peso delle divisioni nella maggioranza e, in particolare, il muro posto da Forza Italia. Il dossier sugli extraprofitti si intreccia così con quello dei carburanti, perché alla necessità di limitare la crescita dei prezzi si accompagna il problema delle coperture disponibili per finanziare nuovi interventi.

Caro materiali e cantieri, cresce la richiesta di nuove risorse

Alla tensione sugli extraprofitti si aggiunge quella legata al caro materiali, tornato al centro del confronto sulla prossima legge di Bilancio. L’aumento dei costi mette a rischio la tenuta dei cantieri pubblici e può tradursi in nuovi ritardi, rallentamenti o perfino nell’interruzione delle opere. Nel dibattito sulle risorse emerge una richiesta molto ampia: per fronteggiare il problema servirebbero 20 miliardi di euro aggiuntivi. L’Ance, sullo stesso fronte, indica la necessità immediata di 3,8 miliardi di euro, mentre il governo si prepara a una manovra particolarmente stretta e deve già fare i conti con uno scostamento di bilancio riservato a difesa ed energia.

Dentro questo scenario Matteo Salvini ha chiesto un ulteriore intervento sui conti pubblici. Al Meeting di Rimini il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e vicepremier ha affermato che, senza 6-7 miliardi di euro in più a settembre, diversi grandi cantieri rischiano di fermarsi. La richiesta arriva mentre il governo deve quindi gestire contemporaneamente la scarsità di risorse, il costo degli interventi sui carburanti e il rischio di blocchi nelle opere pubbliche. Il confronto sulle coperture diventa così un elemento centrale della prossima manovra, perché sia il caro materiali sia le misure per contenere i prezzi alla pompa richiedono fondi aggiuntivi in una fase in cui i margini disponibili risultano limitati.

Dal precedente Draghi al nuovo confronto nella maggioranza

La discussione sulla tassazione degli extraprofitti non nasce con l’attuale scontro politico. Un precedente risale al governo Draghi nel 2022, quando il tema dei guadagni extra e della loro tassazione era già entrato nelle scelte dell’esecutivo. Il nuovo confronto ripropone la stessa domanda politica e finanziaria: se utilizzare i profitti aggiuntivi maturati dalle compagnie petrolifere come possibile fonte di risorse per sostenere interventi pubblici. Nel governo Meloni, però, la proposta incontra la contrarietà di Forza Italia e il favore della Lega, trasformando il dossier in un nuovo terreno di scontro interno alla maggioranza, insieme alle divergenze già emerse sul risiko bancario.

La proroga dello sconto sul gasolio rende il problema delle coperture ancora più concreto, perché il taglio delle accise continua ad avere un costo quotidiano di 10 milioni di euro. Nello stesso momento, il caro materiali alimenta richieste miliardarie per evitare il fermo dei cantieri e Salvini sollecita ulteriori risorse già a settembre. Le due questioni finiscono così per convergere sullo stesso punto: la disponibilità di fondi in vista di una legge di Bilancio descritta come particolarmente stretta. È in questo contesto che la tassa sugli extraprofitti torna a dividere Lega e Forza Italia, mentre l’ipotesi di un nuovo intervento sulle compagnie petrolifere resta accantonata.

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