Conte e il Napoli, le 400 vittorie di una stagione assurda
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Redazione Sport
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La vittoria numero quattrocento di Antonio Conte arriva al novantacinquesimo minuto, con un rigore freddissimo e con la consapevolezza di aver rimandato ancora una volta il momento del bilancio sereno. Il Napoli, che a Marassi ha battuto il Genoa per tre a due, aggancia i tre punti che servivano per non lasciarsi scappare la scia dell’Inter, ma il cammino resta quello di una squadra che procede a vista, tra emergenze fisiche e un organico ridotto all’osso. Un percorso, come lo ha definito lo stesso allenatore, «assurdo», dove ogni successo assume il sapore di una conquista maggiore, perché ottenuto nonostante una serie di difficoltà che sembrano non avere mai tregua.
Le ombre di una vittoria
Proprio mentre Hojlund batteva il rigore del definitivo vantaggio, Conte sapeva già che le domande nel post-partita non avrebbero riguardato solo la classifica o il record personale. L’infortunio di Scott McTominay, uscito nel primo tempo, ha infatti riportato l’attenzione sul problema cronico che attanaglia il centrocampista scozzese, un’infiammazione a una parte del tendine che dal gluteo arriva fino all’ischio. «È un problema che si porta dietro da inizio anno», ha spiegato Conte, sottolineando come la condizione del giocatore, fondamentale per gli equilibri della squadra, lo costringa spesso a «giocare a marce ridotte» e imponga scelte precauzionali, come quella di non rischiare per un’intera partita quando non si è al cento per cento.
Un organico allo stremo
La questione McTominay, per quanto preoccupante, è solo la punta di un iceberg ben più grande. Il tecnico ha elencato con una certa amarezza gli altri elementi che compongono il quadro: le scelte del mercato, le possibilità offerte dal vivaio, il recupero di giocatori come Anguissa che stenta ad arrivare. Quando si sommano queste assenze, ha fatto intendere Conte, «c’è poco da parlare» di piani tattici sofisticati o di rotazioni, perché la squadra è costretta a tirare avanti con quello che ha, affidandosi all’orgoglio e alla capacità di soffrire dei pochi a disposizione. Una situazione che proietta un’ombra anche sulla prossima sfida di Coppa Italia contro il Como, formazione che arriverà all’appuntamento più riposata.
La strada verso lo scudetto
Nonostante tutto, il punteggio raccontato dalla classifica parla chiaro: il Napoli è lì, a sei punti dall’Inter, e non molla. La vittoria al Ferraris, stadio dove Conte mantiene una striscia personale di imbattibilità, dimostra che nella squadra c’è ancora il carattere per lottare, la freddezza per chiudere i giochi anche all’ultimo secondo e la qualità per imporsi in trasferta. Sono queste le luci, intermittenti ma potenti, in una stagione segnata da continui intoppi. L’obiettivo dello scudetto-bis, seppur in salita, non è stato archiviato, e ogni partita diventa un esame di resistenza non solo tecnica ma soprattutto fisica e mentale.
Il peso delle 400
Il traguardo delle quattrocento vittorie, che ripercorre una carriera di successi da Arezzo fino alle grandi piazze europee, arriva dunque in un momento di profonda ambivalenza per Conte. Da un lato c’è la soddisfazione per un numero che racconta longevità e capacità di vincere in contesti diversi, dall’altro la frustrazione per non poter esprimere al massimo le potenzialità di una squadra che, quando completa, ha dimostrato di poter competere con chiunque. Il suo commento dopo la partita, più che un festeggiamento, è suonato come un resoconto oggettivo delle difficoltà, una diagnosi senza sconti di una stagione che, per come si è sviluppata, difficilmente poteva essere immaginata.




