La confessione di Tonali: l'ex arbitro che lo spinse nelle scommesse e il debito da mezzo milione
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Redazione Sport
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«Chi mi ha iniziato alle scommesse è stato Pietro Marinoni, che è del mio paese, è andato a scuola con mia sorella e all’epoca faceva l’arbitro». A rivelarlo, il 17 ottobre 2023, è stato Sandro Tonali, ex centrocampista del Milan e poi del Newcastle, durante l’interrogatorio con i pm torinesi prima che l’inchiesta venisse trasmessa a Milano. Il verbale, come già emerso per quello di Nicolò Fagioli, è ora tra gli atti dei magistrati milanesi.
Dalle indagini, coordinate dalla procura guidata da Giuseppe Salvini, emerge un sistema ben organizzato per eludere i limiti delle scommesse legali. I bookmaker coinvolti – tra cui spicca il nome di Tommaso De Giacomo, 38enne già noto per gestire piattaforme illecite – avrebbero escogitato la "procedura 'senza uno zero'", riducendo artificialmente gli importi delle puntate per aggirare i controlli. De Giacomo, che dirigeva anche due sale scommessi Snai (una a Milano, di proprietà della madre, e un’altra nell’hinterland), riuscì a bypassare i tetti imposti dai siti legali, creando una rete che coinvolse almeno 12 calciatori di Serie A.
Tra i nomi più noti, oltre a Tonali e Fagioli, c’è quello di Leandro Paredes, anch’egli finito nel mirino degli investigatori. Dalle chat intercettate, si scopre che alcuni giocatori collaboravano attivamente con gli allibratori per reclutare nuovi colleghi. «Credo che almeno 100-150 calciatori in Serie A abbiano problemi con il gioco», ha affermato Paolo Jarre, psicologo che segue Fagioli e già direttore del dipartimento dipendenze dell’Asl Torino 3. «Avere molti soldi non è un fattore di protezione, ma di rischio», ha aggiunto, sottolineando come i 12 emersi siano solo «la punta dell’iceberg».
Tonali, nel suo interrogatorio, ha ammesso di aver accumulato un debito di 500 mila euro, rivelando anche il ruolo chiave di Marinoni, ex arbitro e compaesano, nel suo ingresso nel circuito delle scommesse. Fagioli, invece, è apparso più volte nelle conversazioni come intermediario, tanto che la sua collaborazione con la giustizia – culminata in un patteggiamento – è stata definita «essenziale» dalle fonti investigative.




