Fedez e il caso Ploom a Sanremo: tra pubblicità occulta e dispositivi per il fumo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Non era passato inosservato l’approccio low profile di Fedez a questo Festival di Sanremo 2026, eppure il cantante, che pure è tra i grandi ospiti in gara, si ritrova al centro di una polemica che poco ha a che fare con le sue performance canore. Il nodo della questione, sollevato con forza dalla giornalista Selvaggia Lucarelli e dall’Unione Nazionale Consumatori, riguarda una collaborazione promozionale con Ploom, un marchio che produce dispositivi per il riscaldamento del tabacco. L’operazione, come spesso accade quando il mondo dello spettacolo si intreccia con quello del marketing, si muove in una zona grigia, ma il confine – in questo caso – potrebbe essere stato valicato. La Lucarelli, nella sua newsletter “ValeTutto”, ha parlato senza mezzi termini di un’operazione commerciale critica su più fronti, sottolineando come la promozione di prodotti legati al tabacco sia, per legge, vietatissima in Italia. E il nodo principale è proprio questo: come può un artista, nel pieno della kermesse canora più importante d’Italia, sponsorizzare un device che, di fatto, serve a fumare? -2

Nel dettaglio, la questione è emersa quando Fedez ha pubblicato sui suoi canali social, raggiungendo milioni di follower, un invito a un evento esclusivo. Un meet & greet organizzato da Ploom in uno spazio brandizzato a pochi passi dal Teatro Ariston, durante il quale, come lo stesso cantante ha specificato, “è previsto l’uso di sticks contenenti nicotina” -2. Un’iniziativa che, sebbene si svolga fuori dalla diretta televisiva, sfrutta in modo piuttosto evidente la ribalta del Festival. L’Unione Nazionale Consumatori, per bocca del suo presidente Massimiliano Dona, ha subito puntato il dito contro quella che considera una vera e propria pubblicità occulta: “Invece di pensare a cantare, ha trovato il tempo per pubblicizzare un dispositivo per riscaldare il tabacco, invitando i suoi milioni di follower ad un evento che sponsorizza uno degli ultimi marchi arrivati sul mercato” -3. Un’accusa pesante, che riapre il dibattito sulla responsabilità sociale di chi ha un seguito così ampio, specialmente tra i più giovani.

Il quadro normativo e i precedenti del Ministero della Salute

La strategia comunicativa adottata da Fedez e dall’azienda, però, potrebbe non reggere a un esame giuridico più approfondito. La distinzione tra il dispositivo in sé e le “sticks” di tabacco, infatti, appare piuttosto labile. La stessa Selvaggia Lucarelli, nel suo articolo, ha richiamato pareri ufficiali del Ministero della Salute che già in passato avevano chiarito questo punto. In una risposta a un’istanza del 2020, il Ministero affermava che la promozione commerciale del solo dispositivo per tabacco riscaldato ne promuove indirettamente il consumo -2. Ancora più esplicito un parere del 2024, sempre del Ministero, che bollava come “pretestuosa” e come un “mero artificio retorico” la distinzione tra device e pacchetti di stick, con l’obiettivo di eludere il divieto di pubblicità -2. Un principio chiaro, che sembra calzare a pennello con il caso di specie, dato che gli stick menzionati da Fedez (EVO, Camel, Mevius) sono prodotti dalla stessa multinazionale, la JTI, proprietaria del marchio Ploom. Il dispositivo, insomma, non è un oggetto neutro, ma un veicolo per consumare tabacco, e promuoverlo equivale a promuovere il vizio del fumo.

Un’osmosi pericolosa tra palco, social e marketing

Quella che si sta consumando sotto i riflettori di Sanremo è una vicenda che va oltre il singolo caso Fedez. Da anni, il Festival è un terreno fertile per operazioni di marketing più o meno velate, e il 2026 non fa eccezione. Accanto a lui, altri nomi sono finiti nel mirino di chi vigila sulla trasparenza pubblicitaria: Malika Ayane, ad esempio, per il suo legame con un brand di cosmetici che porta lo stesso Titolo del suo brano in gara, o Dargen D’Amico, segnalato dal Codacons per un fiore arancione associabile all’Aperol e al Fantasanremo -1. Ma nel caso di Fedez, l’elemento di criticità è amplificato dalla natura del prodotto pubblicizzato. Non si tratta di un gioiello o di una crema, ma di un dispositivo che introduce nicotina nell’organismo, una sostanza che crea dipendenza. E se è vero che l’evento era dichiarato per “consumatori adulti”, è altrettanto vero che il messaggio, veicolato attraverso i social media, raggiunge un pubblico vastissimo e indifferenziato, dove i minorenni sono ben presenti. L’Unione Nazionale Consumatori ha già annunciato che valuterà i presupposti per una segnalazione all’Antitrust, muovendosi sul solco tracciato dai recenti pronunciamenti del Ministero della Salute -3.

La zona grigia della comunicazione ai tempi dei social

Il cuore della polemica, dunque, risiede in quella che Lucarelli definisce una “zona grigia” della comunicazione moderna. Un tempo, la pubblicità occulta a Sanremo si limitava a loghi inquadrati per sbaglio o a magliette con scritte ambigue. Oggi, il meccanismo è più sofisticato e si basa sull’osmosi tra eventi paralleli, comunicati stampa, stories Instagram e la visibilità garantita dalla partecipazione al Festival. Ploom si aggancia a Sanremo tramite un concorrente in gara, e Sanremo, a sua volta, fornisce la notiziabilità all’operazione commerciale -2. Se Fedez avesse pubblicizzato lo stesso dispositivo in un giorno qualunque dell’anno, probabilmente la cosa sarebbe passata sotto silenzio. Fatto a Sanremo, diventa una notizia rilanciata da giornali e agenzie, amplificando a dismisura il messaggio promozionale. Ed è proprio questo meccanismo perverso che i critici sottolineano: la capacità di sfruttare un palcoscenico culturale e istituzionale come quello della Rai per fini commerciali privati, con il rischio, in questo caso specifico, di veicolare comportamenti dannosi per la salute, approfittando della propria popolarità e della ribalta mediatica del Festival.

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