Arezzo, rapina in casa dell'avvocato Piero Melani Graverini: la moglie sequestrata e minacciata con una spranga
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Redazione Interno
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Nel tardo pomeriggio di sabato 31 gennaio, un'azione criminale particolarmente violenta ha interrotto la quiete di un elegante quartiere residenziale di Arezzo, il quartiere Giotto, colpendo l'abitazione di Piero Melani Graverini, avvocato di notorietà locale la cui figura pubblica era stata recentemente al centro dell'attenzione per la rinuncia alla candidatura a sindaco per la coalizione di centrodestra. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, due o tre uomini, dai lineamenti descritti come slavi e parlanti con un marcato accento dell'est Europa, hanno fatto irruzione nella villetta poco dopo le 18:30, cogliendo di sorpresa la moglie del professionista che si stava apprestando a uscire. La donna, dopo aver notato movimenti sospetti e aver lanciato grida di allarme, è stata immediatamente immobilizzata e minacciata con una spranga di ferro, uno strumento grezzo che è diventato lo strumento di coercizione fisica e psicologica per tutto il tempo della permanenza forzata dei malviventi nell'abitazione.
La dinamica dell'irruzione e il furto
I rapinatori, che agivano con determinazione e conoscendo apparentemente gli spazi della casa, hanno quindi condotto la donna attraverso le stanze, costringendola ad aprire la cassaforte domestica dalla quale hanno prelevato una serie di oggetti di valore, il cui preciso ammontare è ancora oggetto di accertamento da parte delle forze dell'ordine. L'operazione, condotta con un metodo che non sembra casuale ma frutto di un informazione precisa, si è protratta per una ventina di minuti, un lasso di tempo che, nella sua brevità carica di tensione, ha rappresentato per la vittima un'esperienza di paura e di soggezione. La situazione, che pareva evolvere secondo il copione prestabilito dai criminali, ha però subito una svolta improvvisa a causa dell'arrivo tempestivo delle volanti della polizia, allertate probabilmente da qualche vicino allarmato dalle prime grida o da altri segnali di pericolo.
La fuga verso la Valdichiana e il bottino abbandonato
Colti di sorpresa dall'intervento delle forze dell'ordine, i banditi hanno dovuto modificare in fretta e furia i propri piani, dandosi a una precipitosa fuga a bordo di un'auto, direzione Valdichiana, per cercare di dileguarsi nelle campagne e nelle vie di comunicazione che da Arezzo portano verso sud. Nell'evasione caotica, costretti a scegliere tra la libertà e il malloppo, hanno optato per la prima, abbandonando nel giardino della villa una parte significativa della refurtiva appena sottratta, gesto che indica la priorità data alla fuga rispetto al profitto del colpo. Quel che resta sul terreno, oltre agli oggetti, è una traccia materiale che gli investigatori stanno ora esaminando con scrupolo, nella speranza di ricavare elementi utili all'identificazione del gruppo, la cui composizione e provenienza restano al momento avvolte nel mistero nonostante l'accento straniero riferito dalla vittima.
Le indagini in corso e il profilo della vittima
La polizia sta dunque lavorando su più fronti, analizzando il materiale raccolto sulla scena del crimine e incrociando i dati con quelli di eventuali episodi analoghi, mentre l'attenzione non può non soffermarsi sulla figura del legale colpito. Piero Melani Graverini, infatti, non è un professionista qualunque ma un volto ben conosciuto nel foro aretino e, recentemente, anche nella scena politica cittadina, essendosi ritirato dalla corsa per il municipio solo pochi giorni prima dei fatti. Un particolare, quest'ultimo, che gli inquirenti non trascurano, pur senza al momento avanzare ipotesi definitive sul movente, esplorando ogni possibile connessione tra l'attività professionale, la breve parentesi politica e il violento episodio di sabato, il quale ha violato non solo la proprietà ma soprattutto la sicurezza personale di un nucleo familiare, lasciando un segno profondo ben oltre il valore degli oggetti trafugati.




