Lba, niente settimo straniero nel 2026/27 ma si apre un tavolo urgente per ripensare le regole

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’Assemblea dei club di serie A, riunita in videoconferenza, ha scelto la prudenza per la stagione 2026/27, confermando le attuali norme di eleggibilità degli atleti e chiudendo – almeno per ora – la strada all’introduzione del settimo giocatore straniero. Eppure, è proprio da questa decisione apparentemente conservativa che nasce il vero movimento: i club hanno affidato al presidente della Lba il mandato di avviare con urgenza un tavolo istituzionale, con l’obiettivo dichiarato di riscrivere le regole in vista del campionato 2027/28. Il cuore della discussione, insomma, non è più soltanto il numero dei foreign, bensì l’intero impianto normativo che definisce chi può scendere in campo.

Il nodo non è più uno: si contesta l’intero sistema di eleggibilità

Le criticità, accumulate negli ultimi anni dal basket italiano, hanno ormai raggiunto un punto di non ritorno. Da un lato, il mercato internazionale dei giocatori è cambiato rapidamente, tra nuove regole delle leghe estere e una mobilità sempre più spinta; dall’altro, la base nazionale mostra evidenti segni di sofferenza, con vivai che faticano a produrre talenti pronti per l’alto livello. I club, riuniti in assemblea, hanno ritenuto non più rinviabile un intervento strutturale. E la soluzione, a giudicare dal mandato espresso, non potrà limitarsi a ritocchi cosmetici come l’aggiunta o la sottrazione di una singola casella nei roster.

Il dibattito sulla tutela degli italiani: merito o passaporto?

Quello che emerge con forza, dalle posizioni circolate nelle ultime settimane, è un interrogativo scomodo: l’obbligo di schierare un certo numero di italiani ha davvero favorito la crescita di giocatori competitivi, o ha semplicemente garantito ingaggi e minutaggio a chi possiede il passaporto giusto? La Ghibli (associazione che riunisce gli italiani del basket, ndr) difende un principio sacrosanto – il pubblico si identifica più facilmente nei volti nazionali – ma la sua stessa replica alle tesi sollevate da Ettore Messina nell’ultima assemblea di Legabasket lascia intendere che la partita è tutta aperta. Proteggere il movimento, in altre parole, è doveroso, ma l’attuale sistema rischia di trasformarsi in una gabbia: incentiva i club a cercare italiani anche a scapito del merito, disincentiva gli investimenti sui giovani di valore e, alla lunga, abbassa la qualità complessiva del prodotto.

Cremona verso Roma: il trasloco del titolo sportivo entra nel vivo

Mentre il tavolo sulla riforma delle eleggibilità prende forma, l’altra grande notizia della giornata arriva dal Consiglio Federale della Fip, riunito nel pomeriggio. Il futuro della franchigia di Cremona appare ormai segnato: la società chiuderà i battenti. I suoi diritti sportivi, però – secondo quanto ricostruito dal Corriere dello Sport e ripreso da Walter Fuochi su Repubblica-Bologna – sono stati rilevati da una cordata guidata da Nelson e Kaukenas. L’operazione, ormai prossima al traguardo, porterebbe il titolo nella capitale, dove due cordate diverse si sono a lungo contese l’ambito posto in serie A. Il passaggio, una volta formalizzato, ridisegnerebbe la geografia del massimo campionato senza bisogno di ripescaggi o ripensamenti.

La partita vera è sul lungo periodo, non sul prossimo campionato

La scelta di non modificare nulla per il 2026/27, in questo senso, non va letta come un rinvio, ma come un preludio. L’urgenza del tavolo istituzionale – ribadita dal mandato assembleare – dimostra che i club non intendono aspettare passivamente l’ennesima stagione di mezzo. Servono soluzioni, non caste, ha scritto qualcuno riprendendo il vecchio dibattito tra progressisti e conservatori del parquet. E la posta in gioco è alta: perché senza un sistema di eleggibilità più flessibile, più meritocratico e più attento ai cambiamenti globali, il rischio concreto è che il basket italiano resti inchiodato a una norma che protegge poco e penalizza molto.

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